I Maasai potrebbero essere sfrattati dai reali di Dubai

massaiwomanchild[1]40.000 persone di etnia Maasai sono a serio rischio di essere sfrattate. La famiglia reale di Dubai ha intenzione di acquistare un’area di 1.500km² a Loliondo, vicino il Serengeti National Park, allo scopo di creare safari di lusso e battute di caccia.

Il Governo della Tanzania – attirato da non si sa quale esorbitante cifra offerta dagli arabi – ha invitato i Maasai a lasciare l’area entro la fine dell’anno, offrendo un risarcimento di un miliardo di scellini (464.000€), che i capi tribali però hanno rifiutato: la loro terra, dicono, non ha prezzo.
La notizia ha già fatto il giro del mondo. In realtà il Governo ci aveva già provato l’anno scorso, per poi rinunciare a seguito di una grande attenzione mediatica creatasi sul caso, con due milioni di firme raccolte su Internet. LoliondoIl nuovo avviso di sfratto fa supporre che in realtà l’establishment della Tanzania non abbia mai rinunciato alle trattative con Dubai.
Samwel Nangiria, attivista locale (già diverse volte minacciato), ha detto: “Mi sento tradito. Un miliardo di scellini è troppo poco, non si può confrontare con il valore di quella terra, che ci è stata ereditata. Le madri e le nonne Maasai sono sepolte in quella terra, non c’è nulla con cui poterla comparare!”.
Su Avaaz è ripartita la raccolta firme, a cui vi invito di partecipare cliccando sul seguente link: “Save the Maasai“.

<> on November 9, 2011 in Arusha, Tanzania.

Per approfondire:
● “Tanzania accused of backtracking over sale of Masai’s ancestral land
(The Guardian, 16/11/14)
● “Rich Gulf Arabs using Tanzania as a playground? Someone opened the gate
(The Guardian, 17/11/14)

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Ebola, il possibile ruolo dei pipistrelli

È noto che alcune specie di pipistrelli ospitano il virus dell’Ebola, e che la loro distribuzione sia la stessa del virus, ma non si sa se siano stati proprio loro ad aver innescato il contagio da uomo a uomo.

Ricerche condotte in Gabon e Congo, già a partire dal 2001, hanno scoperto come tre diverse specie di pipistrelli che si nutrono di frutta (Hypsignathus monstrosus, Epomops franqueti, Myonycteris torquata) contengano tracce del virus. Tuttavia non si può essere ancora certi di come possa essersi innescato il contagio da uomo a uomo: se tramite la frutta mangiata dai pipistrelli, o la carne di quest’ultimi (quindi contagio pipistrello-uomo), o tramite pipistrello-scimmia (tra i primi contagiati vi sono persone che hanno mangiato scimmie morte nella foresta).
Nei Paesi maggiormente colpiti dall’Ebola (come Nigeria, Sierra Leone, Guinea) i pipistrelli della frutta fanno infatti parte dell’alimentazione della popolazione locale, essendo una carne economica e facile da reperire. Molte persone, poi, si spostano dai villaggi alle città per lavoro, inoltre avviene la deforestazione che porta i pipistrelli a muoversi maggiormente verso i centri abitati, vari fattori insomma aumentano il rischio di contagio da parte degli animali. Ne vengono colpite anche scimmie, antilopi, etc.

100 nuovi casi a settimana. 4500 morti, più innumerevoli decessi non segnalati.

La malattia causa una grave febbre emorragica virale. Tasso di mortalità del 78%. I primi sintomi possono manifestarsi anche dopo tre settimane dal momento del contagio. Per evitare che il contagio avvenga, non bisogna entrare in contatto con i fluidi corporei dei malati e dei defunti.

Le prime tracce dell’Ebola risalgono al 1976, quando fu scoperta in Sudan e Congo (infatti Ebola” è il nome di un fiume presente in Congo), come potete notare navigando sulla seguente mappa interattiva di Google.

L’app che rivoluzionerà l’Africa

internet-org-app11Una rivoluzione culturale. È stata lanciata oggi in Zambia un’app molto promettente, destinata nel giro di qualche mese ad espandersi in altri Paesi africani e in India, che connette gratuitamente ad Internet le popolazioni in via di sviluppo.

Realizzata dalla collaborazione tra Facebook e alcune note aziende produttrici di cellulari, e in collaborazione con l’operatore locale Airtel, “Internet.org” (questo è il nome dell’app) permetterà di avere accesso gratuito ad una dozzina di siti Internet. Navigando su questi siti non verranno addebitati soldi o non verrà speso traffico dati. Tutti gli altri, compresi i link che rimandano a siti esterni, saranno a pagamento (e questo, sebbene Facebook non paghi Airtel, invoglierà tanti utenti a sottoscrivere un abbonamento a tale operatore).

Quali sono questi siti Internet gratuiti? Qui sta la cosa interessante. Non sono dei siti a caso, ma che permettono alle persone di comunicare, cercare lavoro, tenersi informati sulle notizie e sulla salute.

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Secondo stime attuali, l’85% della superficie terreste ha una copertura Internet, mentre solo il 30% della popolazione ne ha accesso. In molti Paesi la gente non può permetterselo sia per il prezzo esoso del cellulare, sia per quello dell’abbonamento ad Internet. La navigazione gratuita su questi siti fondamentali dal punto di vista sociale costituisce una piccola rivoluzione culturale.

Traduco l’annuncio scritto ieri da Mark Zuckerberg sul suo profilo Facebook.

 

fbUn anno fa ho annunciato Internet.org, il nostro sforzo di rendere l’accesso ad Internet conveniente per chiunque nel mondo.
Riteniamo che ogni persona debba avere accesso gratuito ai servizi Internet di base, strumenti per la salute, istruzione, lavoro e comunicazione base.
Durante l’anno passato abbiamo lavorato insieme agli operatori telefonici in giro per il mondo, allo scopo di raggiungere questo obiettivo. Cominciamo a vedere questa visione come una realtà, e abbiamo già aiutato tre milioni di persone ad avere l’accesso ad Internet che non avevano mai avuto prima.
Oggi sono entusiasta di annunciare il lancio dell’app Internet.org in Zambia. Ciò fornisce alle persone dello Zambia l’accesso gratuito ai servizi Internet di base, significa che lo Zambia sarà il primo paese in cui siamo stati in grado di portare un intero gruppo di servizi di base.
In questo momento, solo il 15% della popolazione dello Zambia ha accesso ad Internet. Presto chiunque avrà modo di usare Internet gratuitamente per cercare lavoro, avere aiuto nella salute riproduttiva e negli altri aspetti della salute, e usare strumenti tra cui Facebook per restare connessi con le persone che amano.
Questo è un grande passo avanti nella realizzazione della missione di Facebook e Internet.org. Guardiamo avanti per fornire presto i servizi base ad altri Paesi.

AIDS 2014, sconfitte e speranze

logo-aids[1]Nei giorni scorsi l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato un allarme secondo cui negli tempi vengono utilizzate meno le misure preventive contro l’AIDS. Al contempo il “Wellcome Trust” (una grossa fondazione di ricerca) ha dichiarato che nei prossimi decenni si prevede una nuova pandemia, causata dalla proliferazione di ceppi di HIV più resistenti ai farmaci. Un discorso simile vale anche per la malaria. Per tale motivo la fondazione, tramite un articolo pubblicato sulla nota rivista “Nature”, ha invitato i leader mondiali a creare un’organizzazione mondiale per fronteggiare tale minaccia.

Tra qualche giorno si terrà a Melbourne, in Australia, la conferenza mondiale sull’AIDS, durante la quale cui si discuterà sui progressi scientifici nella lotta contro questa epidemia
mondiale.
Durante questa conferenza verrà annunciata una scoperta promettente: a tre neonati è stato somministrato un farmaco dopo poche ore dalla nascita; in essi i medici non trovano più tracce del virus. Ma non è detto che siano davvero guariti: per scoprirlo bisognerebbe infatti interrompere la terapia e osservare ciò che accade dopo.

Già lo scorso anno negli USA era stata diramata la notizia di una bambina sieropositiva guarita dalla malattia, trattata con farmaci antiretrovirali dal secondo giorno di vita sino all’anno e mezzo di età. Lo scopo era quello di impedire l’infezione permanente. Dopo un anno dalla sospensione della terapia non c’erano segni del HIV e il fatto fece il giorno del mondo, ma ieri è stata diffusa la notizia dell’amara sorpresa: il virus è tornato, più aggressivo di prima. Adesso bisogna capire dove si stesse nascondendo il virus, ma soprattutto verrà annullato l’inizio della sperimentazione  della terapia.

aids2014melbourne[1]L’UNAIDS (il Programma delle Nazioni Unite per l’AIDS) all’interno del rapporto 2013  ha stimato che in tutto il mondo le persone affette da HIV siano più di 35 milioni. Tra di essi, coloro che hanno accesso alla terapia sono solamente 9,7 milioni.
Il numero dei contagi e di morti legate all’AIDS è altissimo.
Nell’Africa subsahariana fortunatamente il contagio annuale è diminuito del 40% rispetto ad un decennio fa, mentre le morti collegate all’AIDS sono calate del 22%. Tuttavia questo trend positivo non accade ad esempio in Asia, dove le morti sono più che raddoppiate.

Un nuovo container per la Tanzania

Tanzania2014È partito nei giorni scorsi il container dell’associazione Carlo Lwanga Onlus (di cui faccio parte), con destinazione Tanzania. Lungo ben 12 metri, il container contiene aiuti umanitari di vario genere, stipati come sempre in maniera fitta e precisa. Ricordiamo ad esempio un trattore destinato alla realizzazione dell’orto della scuola superiore femminile di Mtwango, allo scopo di rendere la scuola il più possibile indipendente dal punto di vista delle provviste alimentari. Come ogni anno, il container contiene materiale destinato ai bambini orfani ospitati dalle varie missioni delle Suore Collegine, tra cui per l’appunto alimenti non deperibili (pasta, riso, legumi), articoli di cancelleria, vestiario, giocattoli, etc. Esso contiene anche attrezzatura e medicine destinate all’ospedale della missione di Changarawe e del dispensario della missione di Mtwango.

Prima di arrivare a destinazione, il container farà scalo in diversi porti. Partito da Trapani, arriverà prima a Malta, poi negli Emirati Arabi. Da lì arriverà a Mombasa, in Kenya. Infine approderà a Tanga, in Tanzania. Verrà caricato su un camion, il quale percorrerà 820km, attraversando le perigliose strade della savana, sino ad arrivare alla destinazione finale di Mtwango. Le responsabili delle varie missioni si recheranno a Mtwango per la equa spartizione degli aiuti umanitari tra le diverse strutture.

Le Suore Collegine infatti gestiscono in Tanzania cinque diverse missioni, quelle che ho visitato durante la mia permanenza in Africa. La missione di Tanga è un orfanotrofio che accoglie bambini malati di AIDS; può vantarsi di essere uno dei due istituti tanzaniani più avanzati nel trattamento di questa malattia in età infantile. La missione di Morogoro gestisce una scuola elementare. La missione di Migoli ospita un orfanotrofio e una piccola scuola per sarte. La missione di Changarawe, a 3 km di distanza dalla missione precedente, è un vero e proprio ospedale; in esso tuttavia, a causa della povertà generale, vengono spesso a mancare le cose più basilari, quali i guanti in lattice (immaginate cosa voglia dire soccorrere un malato di AIDS a mani nude, il rischio contagio per il medico è alto). Abbiamo infine la missione di Mtwango; in tale missione è presente un orfanotrofio per ragazze adolescenti, un dispensario che è punto di riferimento per i malati del villaggio, e infine la scuola superiore femminile da noi realizzata, organizzata come un vero e proprio college (ancora in corso di completamento).

L’abbraccio dello scimpanzé

woundaIl seguente video sta commuovendo il web.
La protagonista del filmato è Wounda, uno scimpanzé. Il suo nome significa “sull’orlo della morte”. Un nome appropriato, perché quando venne ritrovata nella foresta del Congo era in pessime condizioni: i bracconieri le avevano ucciso la madre, e la piccola era in fin di vita. Salvata dalla nota primatologa Jane Goodall e dal suo staff, che si occupa della salvaguardia degli scimpanzé, Wounda è riuscita a rimettersi in sesto.
Dopo la riabilitazione è giunto il momento di reintrodurla nel suo habitat naturale; Wounda è salita sulla gabbia e ha abbracciato intensamente la donna che l’ha curata. Soltanto dopo momento commovente, si è allontanata nella foresta.

Come diventare operatore umanitario

Lavorare presso un’organizzazione umanitaria che lavora nella cooperazione allo sviluppo richiede dei requisiti, che variano anche di molto a seconda dell’incarico che si andrà a svolgere.

Requisiti: capacità tecniche e titoli di studio
4fed74b06[1]Per partecipare, c’è bisogno di possedere alcuni requisiti, che però variano a seconda di ogni progetto. Bisogna essere capaci di lavorare bene sia in squadra che sotto pressione, ed essere soprattutto disposti a recarsi all’estero, dimostrare di avere entusiasmo e apertura mentale.
Il titolo di studio richiesto varia anch’esso: si va dal diploma di scuola superiore, a quello di una laurea, a un master.
Negli ultimi anni le offerte formative nel settore umanitario  si sono moltiplicate. Quindi spesso viene richiesto di aver concluso uno specifico corso di laurea (ad esempio: Scienze per la Cooperazione allo Sviluppo, per dirne una).
Ma non solo, il tipo richiesto di laurea conseguita varia a seconda dell’area di intervento del progetto: per cui può servire una laurea in Psicologia, o in Giurisprudenza, a seconda del compito che bisogna svolgere, se appunto assistenza psicologica o legale.
Indubbiamente viene avvantaggiato chi conosce la lingua Inglese (e magari anche altre lingue), chi sa usare abbastanza bene il computer, chi dopo la laurea ha conseguito un master in cooperazione allo sviluppo, chi ha già esperienze passate in questo settore.
Un altro requisito è infatti l’avere esperienza in ambito di progetti umanitari: stage presso ONG, campi di lavoro svolti presso Onlus, etc.
Se il lavoro che bisogna svolgere è di tipo tecnico, risultano utili: medici, paramedici, architetti, ingegneri, agronomi, geometri.
Dopo che il candidato viene selezionato, deve comunque svolgere un corso di formazione destinato ai volontari in partenza.

Lavorare per un’organizzazione umanitaria: un esempio.
intersosSul sito dell’organizzazione umanitaria INTERSOS, ad esempio, potete vedere la pagina delle “posizioni aperte” e delle “posizioni sempre aperte”: http://intersos.org/collabora-con-noi. Ogni PDF descrive i dettagli dell’incarico e i requisiti richiesti.

Per ricordare Mandela con le sue parole

Ieri sera è venuta a mancare una grande figura storica: Nelson Mandela.

mandela

libro mandelaNon voglio scrivere un articolo su di lui, perché voglio ricordarlo con le sue parole. Vi lascio la lista dei testi scritti da Mandela, tradotti in lingua Italiana:

Ecco inoltre un link a una pagina di Repubblica.it dove sono raccolti alcuni video di Madiba dal 1961 al 2010: Mandela: una vita spesa per la libertà, la videoscheda

Spero, infine, che qualcuno la smetta di confondere le parole di Nelson Mandela con  quelle di un altro gigante: Martin Luther King!

Le leonesse con la criniera

maned-lionessLa criniera non è prerogativa del leone maschio, ma è visibile anche su alcune femmine. A causa di un’anomalia genetica, infatti, all’interno di una popolazione di leoni diffusi nella zona di Mombo, in Botswana, nascono leonesse con la criniera.

Tali leonesse hanno il corpo e la testa di dimensioni tipiche del corpo femminile, la criniera è indubbiamente maschile, ma sono prive dei genitali maschili. Si suppone che tali leonesse siano sterili.

maned-lioness-1Per la precisione, si trovano sull’isola “Chief’s Island”, lungo il delta dell’Okawango. Non si sa quale sia l’esatta causa di questo fenomeno: secondo una teoria, la motivazione potrebbe essere un’alta quantità di ormoni maschili con cui il feto viene a contatto durante la gravidanza.

divisoriMiei articoli sui leoni:
♦ Gli ultimi leoni
♦ Elsa la leonessa
♦ I leoni berberi

il Convegno SPeRA

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Se tra due settimane vi capiterà di trovarvi a Genova, fate un salto al Congresso Nazionale SPeRA (Solidarietà, Progetti e Risorse per l’Africa), all’interno del quale sono state invitate delegazioni di tutte le associazioni italiane che operano nell’Africa subsahariana.
Si svolgerà al “MuMa – Galata Museo del Mare”, dal 14 al 16 novembre. Il titolo del convegno, giunto alla sua quarta edizione, è “Solidarietà Italiana in Africa: Volontariato e Imprese“. Ogni associazione esporrà le proprie esperienze e i propri progetti africani. Un’opportunità per far conoscere le varie Onlus e le associazioni, sia laiche che religiose, che sostengono l’Africa, nonché per creare una collaborazione tra di esse.
Da tutta Italia sono pervenuti 320 progetti (l’anno scorso erano 180), tra cui anche quello presentato dalla Onlus di cui io faccio parte. L’organizzazione del convegno è frutto della sinergia tra: Consorzio SPeRA, Medici in Africa,  Università di Genova, Ministero degli Affari Esteri.

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Qui potete scaricare il programma del progetto.