I bambini di tutti

Vi presento Sr. Sofia Lo Presti: una dolcissima missionaria che si trova in Africa da ormai 32 anni; oggi è superiora della missione di Tanga, che ospita bambini malati di AIDS.

Le piace parlare dei suoi bambini. La suora parla in particolare di un bambino che lei chiama “il pacchionello”: arrivò da loro all’età di 2 anni, e pesava 4 kg. Sr. Sofia ammette: “Ho avuto paura di toccarlo”. Il padre stesso era convinto che morisse, tanto che per un po’ di tempo non si è più recato in missione. Ora invece viene ogni settimana, perché il bambino si è ripreso. “Corre come un treno!”, racconta sorridendo Sr. Sofia. I medici sono rimasti meravigliati: “Cosa avete dato a questo bambino?”. E Sr. Sofia risponde semplicemente: “L’amore!”.

Racconta inoltre che “a Tanga la maggior parte della gente è di fede musulmana. Anzi, la maggior parte dei bambini presenti in missione sono musulmani: sono liberi di seguire la loro religione, il venerdì vanno a pregare, etc. La casa è aperta: i bambini non sono delle suore, ma di tutti“.

“Le persone vengono da noi mosse dalla curiosità, perché sanno che nel nostro orfanotrofio ospitiamo bambini malati di AIDS. Si aspettano di vederli mezzi morti. Ma, quando arrivano, trovano i bambini che danzano e ridono”.

“I bambini stessi raccontano ciò che hanno passato, sono coscienti delle malattie che hanno: loro sanno di essere malati. Eppure sono felici”.

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Guida: i farmaci da mettere in valigia

Prima di partire per una zona povera del mondo è bene inserire in valigia, nonché nel bagaglio a mano, un kit di farmaci. Bisogna essere pronti ad ogni evenienza, specie quando il primo ospedale si trova a grande distanza rispetto al villaggio in cui operiamo. “Prevenire è meglio che curare”, no?

Vi riporto dunque la lista distribuita dalla mia associazione ai suoi volontari.
Tale lista è stata formulata da un medico, e comprende i farmaci che andrebbero inseriti in valigia, per essere pronti a tutto.
Naturalmente non c’è bisogno di comprarli tutti se con voi viaggia un medico.

  • Crema al cortisone (Un esempio: Menaderm Simplex)
  • Crema antibiotica (Gentamicina)
  • Collirio (preferibilmente in fialette monodose)
  • Gocce otologiche (Otalgan)
  • Gocce nasali decongestionanti (Argotone)

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Stime sulla malaria

Notizie buone e cattive riguardo la malaria.

La buona notizia è che dal 2000 ad oggi il numero dei casi accertati di malaria è diminuito di un terzo in Africa (mentre di un quarto nel resto del mondo).
Quella cattiva è che in alcune zone del mondo l’ anofele – la zanzara portatrice della malaria – sta diventando più resistente contro gli insetticidi e alcuni principi usati in medicina.

Le Nazioni Unite si sono prefissate l’obiettivo di raggiungere una mortalità per malaria pressocché pari a zero entro il 2015. La vedo dura. Ogni tanto si sente parlare anche di un ipotetico vaccino, ma non si sa se sia davvero efficace, e in ogni caso il suo costo sarebbe accessibile a pochi.

Ho letto in un articolo che la malaria uccide in Africa un bambino ogni minuto. Ma non saprei dire se questa stima sia attendibile, perché ho visto come in Africa ci sia una grande dicotomia tra il numero di malati accertati e quelli che non si sottopongono ai test. In ogni caso, si è stimato che, solo in Congo, ogni anno muoiono a causa della malaria 300.000 bambini sotto i 5 anni di età. Una vera e propria strage.

Per approfondire:
- I miei consigli su come prevenire la malaria

Nostalgia di sabbia

Qualche tempo fa è caduta una pioggia rossa. Una pioggia di quelle che trasportano sabbia dall’Africa, facendola depositare sui tetti, sulle strade. Così una mattina sono uscita in terrazza e ho visto che tutto, il pavimento come le piante, era ricoperto qua e là di un sottile strato rosso.
L’ho riconosciuto subito: quello è il colore dell’Africa. Te ne accorgi appena atterri in aeroporto, appena ti guardi attorno: ti fa realizzare di essere finalmente arrivato, che il tuo sogno è diventato realtà.
Ho piegato le ginocchia e ho toccato la sabbia con un dito. Era lei, col suo colore acceso e i granelli finissimi. Quella stessa sabbia che si sollevava in aria quando camminavo per le strade di Migoli. E lo ammetto, ho sentito i miei occhi inumidirsi, la vista diventare appannata: nostalgia africana, voglia di tornare, il sentirsi appartenente ad un luogo lontano.

Diciamolo, il mal d’Africa esiste.

“Kony 2012″: il video virale del momento

Da circa un mese un video ha attirato l’attenzione di media e social network, suscitando sia applausi che forti polemiche. Caricato su Youtube il 5 marzo, ad oggi il video ha più di 86 milioni di visualizzazioni: il fenomeno del momento, un successo senza precedenti.

La storia.
Nel 2002 un americano di nome Russell conosce in Uganda un ragazzo che gli parla di Joseph Kony, un guerrigliero che dal 1994 tenta di fare un colpo di Stato, costringendo i bambini a diventare soldati. L’anno successivo, Russel fonda “Insivible Children”, un’associazione – in teoria no profit – volta alla difesa di questi bambini. La popolarità di tale iniziativa aumenta sempre di più (trovando come testimonial gli attori più famosi di Hollywood), tanto che nel 2011 Obama manda dei soldati in Uganda alla ricerca di Kony. Tramite i social network, nel 2012 spopola “Kony 2012”, un video il cui obiettivo è prolungare la permanenza dei soldati in quel territorio, facendo pressione sul Governo USA tramite la popolarità dell’iniziativa.

Le critiche.
Molti pensano che “Kony 2012” non sia altro che un mega-spot pubblicitario di 30 minuti, i cui autori si sarebbero arricchiti intascandosi i soldi delle donazioni. Non a caso i fondatori dell’associazione sono esperti comunicatori e film-maker. Fatto sta che tra merchandise, braccialetti e donazioni, l’associazione abbia guadagnato diversi milioni di dollari.
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I colori della savana

Durante la stagione delle piogge, la savana assume dei colori totalmente diversi rispetto a quelli che ci aspetteremmo di vedere. I mesi di febbraio, marzo, aprile corrispondono infatti alla stagione delle piogge: si parla di stagione secca e di stagione umida.

Durante la stagione secca la savana assume i colori della prateria gialla che conosciamo. Le piogge sono pressoché assenti, il clima è torrido e costringe molti animali a migrare. Le pozze d’acqua si asciugano, i laghi si riducono a vista d’occhio.

La stagione umida comporta sia brevi piogge sia violenti temporali, capaci di trasformare in fango le strade, che diventano praticamente dei pantani. Con l’umidità, aumenta notevolmente il numero delle zanzare (e quindi è maggiore il rischio di contrarre la malaria). In questo periodo la savana è rigogliosa, la prateria assume un colorito verde. I baobab hanno le foglie.

Tipi di savana:

Bushveld. La savana di questo tipo è caratterizzata da alberi di acacia (di diverse specie, dall’acacia tortilis e all’acacia erioloba), nonché di baobab. Le acacie hanno radici molto profonde, adatte a cercare terra umida in profondità.

Thornveld. Savana con pochi alberi, caratterizzata da numerosi cespugli spinosi.

Ho cercato su Internet delle foto che mettessero a confronto la savana nelle due diverse stagioni. Qui sotto potete vederne alcune.

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Giochi africani

Ogni cultura ha i propri giochi tradizionali, quelli con cui ci si diverte da bambini. I nostri sono mosca cieca, guardie e ladri, etc. Ma quali giochi intrattengono i gruppi di bambini in Africa? Sicuramente non quello che vedete qui a sinistra nella foto! ;) Quello è solo per mostrarvi la fantasia e l’inventiva africana.

Ecco una lista di alcuni giochi tradizionali africani.

Mbube Mbube (Sudafrica)
“Mbube” è il suono con cui gli Zulu chiamano i leoni. Tutti i giocatori si dispongono in cerchio e vengono scelti i due bambini che giocheranno nel ruolo dei due animali. Vengono entrambi bendati (o gli si impone di tenere gli occhi chiusi) e vengono fatti girare intorno dagli altri. I giocatori a cerchio chiamano il leone. Ogni volta che il leone si avvicina all’impala, il canto si intensifica. Viceversa, se il leone si allontana diventa più lento. Se entro un minuto il leone non cattura l’impala, viene scelto un altro leone. Se invece lo cattura, viene scelto un nuovo impala.

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Gli ultimi leoni

Negli ultimi 50 anni, la popolazione dei leoni presenti in natura si è ridotta da 450.000 esemplari a soli 20.000.

Il leone è oggi considerata una specie vulnerabile.

In generale tutte le specie di grandi felini sono minacciate, ad esempio si stima che il numero di leopardi delle nevi, presenti in natura, ammonti a soli 4.000 – 6.500 esemplari. Di giaguari ne restano 10.000, come anche di leopardi nebulosi.

Disastrosa è la situazione del ghepardo, si stima che ne rimangano solamente 7.000-10.000, il tasso di cuccioli che arrivano all’età adulta è bassissimo.

Il felino più minacciato è la tigre: in natura ne restano meno di 4.000.

La causa di questa ecatombe è senza dubbio l’uomo: gli insediamenti umani tolgono habitat agli animali, ma soprattutto il bracconaggio uccide i grandi felini a causa della loro pelliccia o di loro parti del corpo da destinare alla medicina cinese.

Tra qualche anno non ci saranno più scene d’amore come quelle che vediamo nella foto a sinistra: non ci saranno più tigri, e forse nemmeno leoni, e la colpa sarà soltanto nostra, della nostra voglia di accumulare denaro ad ogni costo, anche a costo della vita degli animali.

Riguardo questo argomento, vi consiglio di guardare l’emozionante film-documentario dei coniugi Joubert, “Gli ultimi leoni” (tradotto per Sky col titolo “L’ultimo ruggito), disponibile in DVD o in programmazione su Sky. Eccone il trailer:

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Il volontariato ambientale

Il volontariato ambientale si occupa di proteggere l’ambiente, tramite attività di tutela della flora e della fauna.

Diverse associazioni Italiane organizzano attività di questo tipo, ma anche campi di lavoro ambientale all’estero.
Tali campi possono avere luogo in Africa, nell’ambito della savana o della foresta tropicale, o in Sud America nella foresta amazzonica, barriere coralline in Asia, etc.
Le attività svolte possono essere la riforestazione, tramite il piantare nuovi alberi, la promozione dell’agricoltura di tipo biologico, occuparsi degli animali tramite vaccinazioni, trattamenti di routine, o il monitorare le popolazioni di animali selvatici a rischio, e tanto altro.

Links. Progetti di volontariato ambientale in Italia e all’estero:

Campi di lavoro di Projects Abroad (Bolivia, Cambogia, Costa Rica, Ecuador, India, Messico, Nepal, Perù, Sudafrica, Botswana, Thailandia).

Volontariato in Italia con Legambiente

Campi di lavoro Legambiente all’estero (Guatemala e Nicaragua)

Volontariato con WWF

Gruppi Greenpeace presenti in Italia

La carità fa davvero bene all’Africa?

La carità fa sempre bene al cosiddetto Terzo Mondo, oppure ha i suoi lati negativi?

Non sempre la buona volontà reca beneficio, riguardo la carità indubbiamente esistono dei pro e dei contro.

In primo luogo, se noi abituiamo una comunità – in Africa come nel resto del Sud del mondo – a ricevere costanti aiuti dagli Italiani (o da chiunque altro), tra essi sorgerà una dipendenza. Un esempio tra tanti: può capitare che, chi riceve aiuti con costanza, abbia poca cura degli oggetti, e quando ne si rompe uno, non lo ripara (“tanto poi gli Italiani ce ne mandano un altro”). Ci sarebbero tanti esempi da raccontare in tal senso.

Allora qual è il giusto modo di fare la carità?

Piuttosto che creare questo legame di dipendenza, bisognerebbe far sì che – proprio grazie agli aiuti – la comunità diventi indipendente. Come? Creando gli strumenti per costruire un lavoro, ossia insegnando un mestiere, fornendo oggetti e tecniche necessari per vivere di questo. In tal modo per la comunità, o anche per l’individuo singolo,  non sarà più necessario che, per mangiare, chieda aiuto ad altri: acquisterà insomma maggiore dignità, la dignità del lavoro.
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