Vorrei iniziare una serie di post in cui dei volontari raccontano le loro esperienze. La loro Africa, la loro quotidianità. Inizio con le parole di Giorgio, 33 anni, romano.

Ciao Elisa,
il mio racconto è molto semplice.
Sono arrivato in Tanzania il 5 maggio lasciando casa e i miei due lavori. Chiariamo subito un punto: non sono uno di quegli italiani che non sopportano l’Italia, ne parlano male e stanno sempre a dire che se ne vogliono andare. Io adoro l’Italia e gli italiani.
Però era arrivato un momento della vita in cui mi serviva di più o semplicemente volevo dare qualcosa alla vita. Ringraziando Dio, mi ritengo un privilegiato. Provengo da una famiglia che non mi ha mai fatto mancare niente, ho 33 anni. Dopo 10 anni di duro lavoro, rapporti sentimentali veloci come il nostro stile di vita ho deciso di prendere una pausa.
Sono arrivato in Tanzania tramite una suora cattolica di Himo. Al mio atterraggio a Dar es Salaam, dopo due scali, con la prospettiva di dover passare altre 8 ore in aeroporto per attendere il mio volo per KIA mi sono subito detto “ma che c…o sto a fa’ qui?”(avrai capito che sono romano).
Sono arrivato nella periferia di Moshi e ho conosciuto Lazzaro Edward (sopranominato il Teacher)  e la sua struttura Kilimanjaro Orphanage Center .
Qui ci sono 50 bambini/e e ragazzi/e dai 2 ai 18 anni che hanno perso i genitori. Al mio arrivo, una bambina di nome Fatuma mi è subito venuta in braccio e lì è stato “amore” a prima vista. La struttura è un idea di un medico americano che vive in Alaska, il dott. Greg o Baba, e di un’altrettanto straordinaria donna tanzaniana, Zainab Ansel, che il capo dello Zaratours (uno dei principali tours del Kilimanjaro).
Comunque alla fine mi sono fermato qui  in pianta stabile con una stanza nella casa di Lazzaro, contribuisco con circa 200 euro al mese per vitto e alloggio, e come dire sono felice.

La mia giornata è molto semplice: la mattina mi alzo verso le 6/7 per uscire verso le 8 e mezza dove vado a scuola (si l’organizzazione ha anche una scuola a 5 km da dove vivo,sempre a Moshi, dove studiano 350 bambini che non possono pagare la scuola privata) dove ho una classe di 37 alunni/e tutti tra i 5/6 anni a cui insegno inglese e matematica. A volte invece di andare a scuola vado nelle farm a raccoglie mais, riso o banane per l’orfanotrofio. Comunque intorno alle 4 sono al centro/orfanotrofio quando tornano i ragazzi. Dopo il pasto (o “chakula”, in Swahili) gioco con i più piccoli per un  paio di ore e verso sera aiuto i ragazzi più grandi per quello che posso a fare i compiti. La mia giornata finisce con un racconto del mio collega Daniel, keniota della tribù dei Mashai, ai più piccoli sotto le stelle. Alle nove, dopo la mia cena, mi ritrovo già in camera mia o a leggere o al pc o direttamente a letto per la stanchezza.
Però sto bene… Ben lontano dalla mia vita fatta di cene di lavoro o in giro fino alla mattina con gli amici. Sicuramente quest’esperienza mi ha cambiato, non tornerò come prima ma neanche sarò uno di quelli che pensa di essere un missionario che va in giro a predicare agli altri.
Starò qui almeno fino a settembre o fino a che posso.

Un abbraccio,
Giorgio

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Una risposta »

  1. fabio ha detto:

    ciao giorgio come va,? io ho ormai 60anni pero’ vorrei cambiare vita provare almeno, puoi aiutarmi nel darmi informazioni sulla tanzania ciao aspetto risposta fabio

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