Qualche tempo fa è caduta una pioggia rossa. Una pioggia di quelle che trasportano sabbia dall’Africa, facendola depositare sui tetti, sulle strade. Così una mattina sono uscita in terrazza e ho visto che tutto, il pavimento come le piante, era ricoperto qua e là di un sottile strato rosso.
L’ho riconosciuto subito: quello è il colore dell’Africa. Te ne accorgi appena atterri in aeroporto, appena ti guardi attorno: ti fa realizzare di essere finalmente arrivato, che il tuo sogno è diventato realtà.
Ho piegato le ginocchia e ho toccato la sabbia con un dito. Era lei, col suo colore acceso e i granelli finissimi. Quella stessa sabbia che si sollevava in aria quando camminavo per le strade di Migoli. E lo ammetto, ho sentito i miei occhi inumidirsi, la vista diventare appannata: nostalgia africana, voglia di tornare, il sentirsi appartenente ad un luogo lontano.

Diciamolo, il mal d’Africa esiste.

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