Da circa un mese un video ha attirato l’attenzione di media e social network, suscitando sia applausi che forti polemiche. Caricato su Youtube il 5 marzo, ad oggi il video ha più di 86 milioni di visualizzazioni: il fenomeno del momento, un successo senza precedenti.

La storia.
Nel 2002 un americano di nome Russell conosce in Uganda un ragazzo che gli parla di Joseph Kony, un guerrigliero che dal 1994 tenta di fare un colpo di Stato, costringendo i bambini a diventare soldati. L’anno successivo, Russel fonda “Insivible Children”, un’associazione – in teoria no profit – volta alla difesa di questi bambini. La popolarità di tale iniziativa aumenta sempre di più (trovando come testimonial gli attori più famosi di Hollywood), tanto che nel 2011 Obama manda dei soldati in Uganda alla ricerca di Kony. Tramite i social network, nel 2012 spopola “Kony 2012”, un video il cui obiettivo è prolungare la permanenza dei soldati in quel territorio, facendo pressione sul Governo USA tramite la popolarità dell’iniziativa.

Le critiche.
Molti pensano che “Kony 2012” non sia altro che un mega-spot pubblicitario di 30 minuti, i cui autori si sarebbero arricchiti intascandosi i soldi delle donazioni. Non a caso i fondatori dell’associazione sono esperti comunicatori e film-maker. Fatto sta che tra merchandise, braccialetti e donazioni, l’associazione abbia guadagnato diversi milioni di dollari.

In realtà la guerriglia in Uganda è terminata nel 2006, nel momento in cui i guerriglieri sono stati scacciati dall’esercito ugandese. Rimangono quindi un centinaio di combattenti, sparsi nei Paesi dell’Africa centrale.
In Uganda, inoltre, sono stati scoperti dei giacimenti petroliferi. C’è chi pensa che l’esercito sia andato in Uganda per impossessarsi di tali bacini, e che la ricerca di Kony sia solo un pretesto di facciata.

I social network.
Dunque l’associazione ha voluto condizionare la massa, sfruttando il fenomeno dei social network, cavalcandone l’onda; cercando di convincere l’opinione pubblica a far pressione sul Governo in merito a guerre che, in verità, ad oggi sono sconosciute a moltissime persone.
Tra quei milioni di persone che hanno visto il video, a quante importerà veramente delle questioni dell’Africa?

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Una risposta »

  1. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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