La carità fa sempre bene al cosiddetto Terzo Mondo, oppure ha i suoi lati negativi?

Non sempre la buona volontà reca beneficio, riguardo la carità indubbiamente esistono dei pro e dei contro.

In primo luogo, se noi abituiamo una comunità – in Africa come nel resto del Sud del mondo – a ricevere costanti aiuti dagli Italiani (o da chiunque altro), tra essi sorgerà una dipendenza. Un esempio tra tanti: può capitare che, chi riceve aiuti con costanza, abbia poca cura degli oggetti, e quando ne si rompe uno, non lo ripara (“tanto poi gli Italiani ce ne mandano un altro”). Ci sarebbero tanti esempi da raccontare in tal senso.

Allora qual è il giusto modo di fare la carità?

Piuttosto che creare questo legame di dipendenza, bisognerebbe far sì che – proprio grazie agli aiuti – la comunità diventi indipendente. Come? Creando gli strumenti per costruire un lavoro, ossia insegnando un mestiere, fornendo oggetti e tecniche necessari per vivere di questo. In tal modo per la comunità, o anche per l’individuo singolo,  non sarà più necessario che, per mangiare, chieda aiuto ad altri: acquisterà insomma maggiore dignità, la dignità del lavoro.

Perché se noi mandiamo un sacco di farina ad una famiglia, dopo una settimana questa avrà di nuovo fame. Allora abbiamo due alternative: la prima è inviare viveri uno dopo l’altro, e l’altra è far sì che la famiglia se li guadagni da sé, tramite l’apprendimento di un lavoro (o, quando possibile, coltivando un piccolo orto). Tale lavoro, ad esempio, può essere l’insegnare il mestiere di sarta (inviando qualche macchina da cucire e pagando una sarta del luogo per far sì che insegni il mestiere all’altra ragazza), o il mestiere di elettricista (il prof. – la persona di cui parlo nel mio diario – ha insegnato a molti ragazzi come fare questo mestiere).

Quindi tale famiglia d’Africa non sarà più “schiava” degli aiuti, ma sarà più indipendente, e avrà dignità.
Se noi invece mandiamo un aiuto dietro l’altro, senza apportare mai tecniche o strumenti adatti per creare conoscenza e lavoro, porteremo avanti un circolo vizioso per cui Africa sarà più povera.

Su questo ed argomenti ben più tecnici, ha riscosso grande successo (e polemiche) nel mondo il libro “La carità che uccide. Come gli aiuti dell’Occidente stanno devastando il Terzo mondo, dell’economista Dambisa Moyo (originaria dello Zambia, ha studiato ad Oxford e Harvard). La Moyo parla dell’irresponsabilità delle istituzioni locali in Africa, ma anche in che modo gli aiuti umanitari spesso risultino dannosi. Vi proprongo un breve estratto che ho trovato su Internet:

“In Africa c’ è un fabbricante di zanzariere che ne produce circa cinquecento la settimana. Dà lavoro a dieci persone, ognuna delle quali deve mantenere fino a quindici famigliari. Per quanto lavorino sodo, la loro produzione non è sufficiente per combattere gli insetti portatori di malaria. Entra in scena un divo di Hollywood che fa un gran chiasso per mobilitare le masse e incitare i governi occidentali a raccogliere e inviare centomila zanzariere nella regione infestata dalla malattia, al costo di un milione di dollari. Le zanzariere arrivano e vengono distribuite: davvero una «buona azione». Col mercato inondato dalle zanzariere estere, però, il nostro fabbricante viene immediatamente estromesso dal mercato, i suoi dieci operai non possono più mantenere le centocinquanta persone che dipendono da loro e, fatto non trascurabile, entro cinque anni al massimo la maggior parte delle zanzariere importate sarà lacera, danneggiata e inutilizzabile. [così]“un intervento efficace a breve termine può involontariamente minare ogni fragile possibilità di sviluppo già esistente” (pp. 83-84)

Non ho ancora letto tale libro, ma penso che lo farò al più presto, perché le premesse sono interessanti. Vi farò sapere.

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  1. Anonimo ha detto:

    ah comunque sono Giulio quello di yahoo answer! mi ero dimenticato di scrivertelo! ahahhaha

  2. Anonimo ha detto:

    Ciao Elisa scusa se ti scrivo qui ma non ci siamo più sentiti via e-mail…non è che riusciresti a rispondere alle mie vecchie mail per favore?? grazie mille! 😀

  3. Cheldamura ha detto:

    La carità è il più ambiguo dei buoni sentimenti.

  4. icittadiniprimaditutto ha detto:

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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