Quanto è ipocrita la nostra società! Incalcolabile è il numero delle persone che in questi giorni si scambieranno gli auguri di Natale, pur non essendosi considerate per niente durante tutto il resto dell’anno. Fare telefonate natalizie non è un augurio sincero, è pura formalità: è il temere che l’altro poi ci serbi rancore per il fatto che non l’abbiamo chiamato; si chiama “pararsi il sedere”, non “augurio”. Il Natale non dovrebbe essere vissuto così.

In tali frangenti mi manca l’Africa: vorrei tornare in Tanzania, dove nel momento in cui sto scrivendo queste parole, nella cucina di Migoli, si sta preparando la torta di Natale, per far festa con tutti i bambini dell’orfanotrofio. Mi sembra di sentirne il profumo a distanza di 5.600 km. Lo sento nei miei pensieri, il profumo della torta di Sista Hedviga. È questo il Natale: il profumo del volersi bene, anche se fra noi si interpone un continente.

Ho telefonato a Sr. Fulgenzia, la mia cara mama mkubwa, la quale mi ha detto che sono stati una settimana senza macchina, poiché si era rotto il cambio della loro jeep. Mi ha detto il costo della riparazione, non ricordo se era un milione o un milione e mezzo di shillings (in ogni caso, tra 480 e 725 euro, una cifra sproposinata per loro). Lei rideva nel raccontarlo, sapete che è una persona allegra e solare, ma nella sua voce sentivo un debole velo di tristezza che diceva: proprio non ci voleva!
Ma questo avvenimento un po’ infausto è stato seguito da un altro, stavolta bello: ieri mattina ha piovuto, e questo è un bellissimo regalo di Natale!
Intanto i bambini si abbigliano come meglio possono, per partecipare tutti insieme alla festa natalizia, mi piacerebbe essere lì, per vedere come festeggiano.

Mi sono fatta dare da Sr. Fulgenzia il numero di Sr. Felista. La quale all’inizio non aveva capito chi fossi, ma quando l’ha capito era contentissima! Non l’avevo mai chiamata, non ne avevo il numero.
Mi ha ringraziato per il materiale sanitario che è arrivato tramite il container (che è arrivato a settembre, ossia un mese dopo il nostro ritorno in Italia), e come sempre mi ha ringraziata per quello che noi Italiani facciamo per lei. Io però mi sento piccola piccola, non ho fatto nulla! Ma lei, come vi dicevo anche nel diario, ringrazia con una tale sincerità e un tale amore, che davvero – anche se, magari, di bene ne hai fatto molto – pensi di non averne fatto abbastanza.
Poi mi ha passato al telefono Sista Flora, la quale mi ha detto in Inglese che sta bene e che sta imparando qual cosina di computer. Io le ho detto che sento ancora in bocca il sapore della sambusa che mi hanno cucinato lì a Changarawe, e lei mi ha promesso che se torno me la cucina di nuovo. Un motivo in più per ritornare in Tanzania!

Mi sono dimenticata di chiedere a Sr. Felista se il mio biglietto d’auguri le sia arrivato! Ma glielo chiederò domani, le ho promesso che la chiamerò di nuovo, per farla parlare con altri dell’associazione.

Devo chiamare anche Sr. Rita. Nel prossimo post vi farò sapere quel che mi avrà detto, insieme ai dettagli in merito alla mostra-mercato di Natale e S. Stefano.

Su Internet ho trovato questa foto: delle luci natalizie intrecciate in maniera tale da formare un baobab luminoso, decorato con delle palline. Immagino come sarebbe il mio caro baobab di Migoli, se fosse addobbato con colorate palle natalizie! Ho chiesto a Sr. Fulgenzia: “Ma come sono i baobab quando hanno le foglie?”. Li ho visti solo in foto, mi piacerebbe vederli.
Ma ieri sera ha piovuto, lì in Tanzania: mama mkubwa ha detto che è cominciato a spuntare un po’ di verde nei prati della savana.

Il prosciugato lago di Migoli che riceve acqua dal cielo: questo è il mio regalo di Natale.

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