Stamattina ho partecipato ad un’iniziativa delle Suore Collegine inerente appunto le attività delle suore come educatrici. Ho riportato una mia testimonianza in maniera molto breve: grossomodo era il contenuto del post “Se credo in Dio?” di qualche giorno fa, nonché qualche riferimento al ruolo dei missionari che va a vantaggio della società (e ho fatto l’esempio di Suor Felista).

Al termine dell’incontro, a cui avranno partecipato un centinaio di persone, ho avvistato una suora africana il cui volto mi era familiare. Ho detto: “Ma quella la conosco!”. Mi sono avvicinata dubbiosa, l’ho osservata meglio e poi non ho avuto dubbi: Sista Reema di Mtwango! Era proprio lei, la suora dalla dentatura particolare dalla voce dolcissima! La sua voce infatti sembra proprio quella di una bambina, specie quando – guardandomi mentre trasportavo affannata secchi di qua e di là – mi diceva: “Elisa, pole!” (“Mi dispiace!”). Ehh dispiaceva un po’ anche alle mie braccia, ma che ci possiamo fare, hehe!

Mi ha detto che starà qui per un po’ di tempo, è arrivata da una settimana. Mi ha riconosciuta, cosa non scontata: in Tanzania ero vestita alla bell’e meglio, struccata e coi capelli sempre raccolti o arruffati, stamattina invece ero truccata nonché in abiti un po’ eleganti. Direte voi: c’è differenza? Beh, lasciatemi questa illusione! 😉

Nell’occasione abbiamo venduto qualche calendario, ne abbiamo migliaia da vendere! Io ho in casa un pacco da 25 calendari, già ne ho piazzati una decina. Penso che il resto lo restituirò, purtroppo non ho la faccia tosta necessaria per vendere a degli sconosciuti.

Nell’inverno scorso ho partecipato ad una raccolta alimentare per l’associazione (gli alimenti sono poi partiti col container), e ho avuto modo di vedere come reagiscono le persone quando si parla di uscire qualche soldo dal portafogli. In genere all’entrata dei supermercati noi non chiediamo soldi, ma ad esempio scatole di pelati, pasta, sale, etc. Le persone ce le donano più di buon grado. È così. Talvolta capita anche che qualche persona più buona che ci dà cinque euro dicendo: “Comprate ciò che vi necessita di più”. E con cinque euro vengono diverse cose!

Poi vabbè, ci sono anche anziani che mi scambiano per impiegata del supermercato: “Signorì, dov’è il Vetril?!”.

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