13 agosto 2011

Durante i 4193 km di volo notturno Dar es Salaam – El Cairo non ho dormito, come immaginavo. Non ho preso nulla da mangiare, eccetto un succo di chissà qualche frutto (la confezione era scritta in arabo); non avevo proprio voglia di quei menu completi – riso, pollo, insalata e dolce – che servono sull’aereo alle 2:30 di notte e alle 5:30 di mattina! Anzi neanche ho voluto guardarli. Come fa la gente a mangiare a quest’ora?

È stato bello vedere l’alba attraverso il finestrino dell’aereo, oltre l’orizzonte, il quale da tale altitudine mostra il pianeta nella sua curvatura.

Arrivati all’aeroporto del Cairo abbiamo fatto colazione presso un bar appartenente al gruppo italiano Segafredo, abbiamo preso un cappuccino e una fetta di torta. Dopo mezzora però ho cominciato ad avvertire un forte mal di pancia, un senso di nausea che non riuscivo ad ignorare. Una mia compagna, il medico, mi ha dato una bustina di Gaviscon, un farmaco antireflusso. Dentro di me pensavo: “Non ho mai vomitato su un aereo, spero che questa non sia la prima volta!”. Scusate la scarsa delicatezza, ma ero davvero preoccupata. Di esperienze tragicomiche in Tanzania ne ho vissute parecchie, ma questa sarebbe stata proprio una figuraccia!

Ci siamo imbarcati sul volo Cairo – Roma (2081 km) e siamo arrivati a destinazione dopo le 13:00, dove alla nausea qui si è aggiunto un forte dolore all’orecchio. Ma tutte a me capitano oggi?

A Roma abbiamo scoperto che il transfert delle valigie fosse stato effettuato per Palermo, anziché per Roma. Quindi la dogana sarebbe stata a Palermo.

Attendendo a Fiumicino il trascorrere delle ore abbiamo preso un pezzo di pizza l’uno. Sulla panchina davanti a noi era seduta una famiglia, che – ascoltando i nostri discorsi strani del tipo “Non vedo l’ora di farmi una vera doccia dopo un mese!”, oppure “È bellissimo, parlo Italiano e la gente mi capisce!” – ci guardava con aria alquanto perplessa.

Siamo partiti alle 16:20, con un quarto d’ora di ritardo. Sul volo per Palermo era seduta accanto a me una giovane famigliola romana, con un bambino piccolo. Il bambino era piuttosto irrequieto, quindi il padre per calmarlo gli dava in mano un videogioco e lo faceva giocare con esso. Dopo un po’ il padre strappava il videogioco di mano a suo figlio, e ci giocava lui. Nel frattempo la moglie scattava fotografie al resto della famiglia. Suppongo che sullo sfondo di queste fotografie si veda la mia faccia afflitta, mentre con una mano mi tengo la pancia. Con la testa ripensavo all’Africa, immaginavo come questo padre e questo bambino avrebbero potuto sopravvivere se fossero nati in Tanzania. Ogni tanto la madre diceva al figlio: “Fai piano, c’è gente che sta male!”, rivolgendosi probabilmente a me. Avrà pensato che soffro il mal d’aereo, che magari era la mia prima volta in volo, di certo non poteva immaginare che negli ultimi giorni io abbia percorso più di 7500 km.

A Palermo abbiamo ritrovato le valigie, la dogana è andata bene. La mia valigia tuttavia non aveva più traccia del nylon con cui l’avevo rivestita a Dar es Salaam, immagino che qualcuno abbia tentato di aprirla, ma fortunatamente ha desistito a causa di tutti quei lucchetti che ho messo sulle cerniere.

Quando siamo usciti dall’area della dogana e abbiamo riabbracciato i parenti, io mi sono messa a piangere. Mia madre ha pensato che stessi piangendo per l’emozione di averla rivista dopo un mese. Ma in realtà le mie lacrime scorrevano perché l’avventura era finita.

È finito tutto.

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  1. chiarina ha detto:

    Cara Elisa, grazie alla tua storia sulla missione tutti i miei dubbi, le paure e le incertezze sono sparite. Sono entrata dentro il tuo racconto e ho immaginato i colori che vedevi, i volti delle persone, le loro voci e per poco anche gli odori che sentivi. Sono una ragazza di 22 anni schiacciata dalla confusione quotidiana su…qual’è la mia strada?? Cosa farò nella vita? Ho sempre desiderato fare un esperienza come la tua ma non mi sono mai seduta per prendere una decisione e per questo che ti ringrazio perchè mi hai fatto capire che questo tipo di decisioni non si devono rimandare mai, tanto male che ci vada ci rimarrà giusto un pò di ” Mal d’Africa” 🙂

  2. Anonimo ha detto:

    Non è finito nulla, ti è cambiata la vita in meglio, perchè di sicuro, ci tornerai.
    Grazie per aver condiviso.
    Silvio

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