9 agosto 2011

Ultimo giorno di lavoro: non mi sembra vero che manchino già pochi giorni alla partenza!

Oggi ho tolto le macchie di colore che si erano depositate sui pavimenti, poi ho scartavetrato e riverniciato due porte. Ho chiuso davvero con la vernice di finitura, anche perché il barattolo è terminato.

Mentre lavoravo ho preso la mia reflex e ho fatto una foto a Stellina, una postulante, che era intenta a schiacciare il granturco; era davvero una scena deliziosa.

Non mi sembrava l’ora di togliermi di dosso per sempre quella tuta da lavoro, sporca e strappata su più punti; stessa sensazione per i guanti da lavoro, che hanno cambiato colore chissà quante volte.

Verso le 15:00 sono andata presso la scuola in costruzione col prof., una suora, due ragazzi alle dipendenze della missione, nonché con un ragazzo italiano. A proposito di quel ragazzo: si trova qui in quanto si occupa di accompagnare le suore tanzaniane che si trovano nei collegi siciliani, ogni volta che esse devono rientrare insieme in Tanzania per fare visita alle rispettive famiglie.

Insomma, saliamo in sei sul pick-up bianco delle suore e percorriamo quella dissestata strada per la scuola, ricca di buche, con tratti piuttosto stretti.

Lungo tale strada abbiamo visto donne aventi grossi carichi in testa, ma mai mi era capitato di vedere una donna che vi tenesse –  con assoluta nonchalance – un tronco di tre metri e mezzo!

Ma, diamine, c’è qualcosa che le donne africane non riescano a mettersi in testa?

Mentre io e la suora facevamo un giro della scuola, gli uomini hanno sceso delle lavagne dal pick-up, per lasciarle presso una stanza vuota. Come al solito, il cortiletto interno del padiglione aule era infestato dalle api, che ormai si sono accampate nel sottotetto della struttura.

Il prof. ha tentato di rassicurarci: “State calmi, le api sentono quando qualcuno ha paura”. Il ragazzo italiano si volta ed esclama preoccupato: “Allora sanno che me la sto facendo addosso!”.

Avendo terminato di trasportare le lavagne, abbiamo deciso di scendere presso un piccolo fiume lì vicino. Siamo saliti sul pick-up e dopo pochi metri siamo rimasti sbalorditi da ciò che avevamo davanti: centinaia di pini piantati vicinissimi tra loro, tanto che tra maggioranza delle file non vi può passare un’automobile. Il prof. è rimasto impressionato da come la vegetazione, qui, possa crescere così tanto in un solo anno.

Dunque siamo scesi dall’auto e abbiamo proseguito a piedi, riempiendoci i pantaloni e le scarpe di spine e fango.

Vicino al fiumiciattolo – che, sebbene sia stretto, è piuttosto lungo – sorgono piccoli orti in cui la gente coltiva ortaggi vari, tra cui mi pare di aver visto dei piselli. È davvero una fortuna avere dei corsi d’acqua vicino casa. Mi viene da ripensare a quel che resta dell’orto di Migoli.

Per il ritorno, abbiamo scelto una via diversa, ancora più dissestata: un sentiero strettissimo costeggiato da agavi, che dà la sensazione di trovarsi in una giungla. Per non parlare degli scossoni e delle buche! E dire che la gente paga per salire sulle montagne russe…!
Ho registrato un video molto eloquente in merito.

Dopo cena ho lavato due paia di pantaloni, compresi quelli da lavoro. Vi sembrerà un particolare ininfluente quello dei pantaloni da lavoro, ma per me è stato importante: significa che il lavoro è finito. Li avevo già lavati altre volte, solitamente di sabato, ma stavolta li ho lavati meglio che potevo, perché voglio indossarli nel viaggio di ritorno. Dovrò cercare di rendermi presentabile, rientrando nel mondo occidentale. Ma per adesso sono ancora qui, che cerco di togliere  innumerevoli spine dalle calze che avevo indosso oggi.

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