8 agosto 2011

Oggi mi sono alzata come al solito alle 6:30, ma nessuno mi aveva informato che la colazione, oggi, non fosse alle ore 7:00, bensì mezzora dopo. Cominciamo bene!

Si apre così la mia ultima settimana africana. Mancano ancora cinque giorni al termine della missione, ma già mi domando se in futuro vorrò tornare o no in Tanzania a fare volontariato.

Oggi infatti mi sono posta tante domande, ho cominciato a fare un po’ il sunto di questa esperienza, con i suoi pro e i suoi contro. A volte, quando sono stanca per via del lavoro, dico a me stessa che non sono adatta per questo tipo di cose, perché nei lavori manuali mi stanco facilmente. Ma il lavoro è il motivo principale per cui io e gli altri siamo qui, quindi non ho di che lamentarmi. La stanchezza viene ripagata ogniqualvolta che l’Africa mi regala momenti straordinari, fatti di incontri con persone nuove, fatti di paesaggi che vedo anche solo di passaggio con la Toyota.

Mi torna in mente la casa di Damiano, la risata di Sr. Fulgenzia, i ringraziamenti da parte di Sr. Felista, e mi mancherà la determinazione di Sr. Rita. Ma anche momenti vissuti dentro le ore di lavoro, perché le risate non sono mancate neanche lì.

Se vorrò tornare qui un domani? Sì, senz’altro. Ma la prossima volta mi porterò qualche pinza per stendere il bucato, perché non bastano mai per tutti! Sdrammatizziamo, ecco.

Di mattina ho trasferito le mie foto dalla reflex sul mio hard disk esterno (se non l’avessi portato, non so proprio come avrei potuto fare!), poi ho fatto lo stesso con le apparecchiature degli altri. Successivamente ho aiutato la nostra mama mkubwa ad inviare due e-mail.

Al lavoro ho passato la vernice di finitura su due finestre ed una porta; terminato ciò ho pulito quattro tavoli sporchi di ducotone, servendomi di una pezzuola intrisa di benzina.

Che sia il continuo odor della benzina a provocarmi tali riflessioni malinconiche?

Dopo cena ho intrattenuto una lunga conversazione col prof., in merito alle mie riflessioni di cui vi ho parlato pocanzi. Lui sostiene che, una volta tornati in Italia, arriverò al punto di non voler raccontare più nulla di ciò che ho vissuto in Africa, perché chi non vi è stato non può realmente comprendere un nostro racconto: ci verranno poste tante domande sulla nostra missione, ma più per curiosità che per autentica voglia di conoscere; una volta capito che le mie parole verranno fraintese o trattate con superficialità, non tenterò più di cimentarmi in racconti di viaggio.

Sarà davvero così?

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