6 agosto 2011

Oggi ho lavorato sino alle 18:20: tra le varie attività, ho scartavetrato cinque finestre e due porte, successivamente vi ho passato la vernice di finitura.

Avendo terminato la stanza che funge da mensa per le postulanti, abbiamo iniziato quella relativa alla cucina, quella della dispensa, nonché tutto il muro esterno della struttura.

La cucina necessita di più strati di ducotone, in quanto il fumo si è depositato sui muri come una coltre grigia. Il muro esterno, poi, da quel celeste danneggiato dobbiamo renderlo blu.

Ad un tratto, mentre ero alle prese con una porta, vedo arrivare il prof. con una cosina verde attaccata alla tuta da lavoro, come una spilla. Un camaleonte!
Kinyonga, in Swahili.

L’abbiamo messo in un secchio, per osservarlo meglio. Il bello è che abbiamo tentato goffamente di ricrearne l’habitat, con un sasso e qualche foglia. L’ho preso e l’ho poggiato sul mio braccio, quindi lui si è messo a camminare, ciondolando in avanti, con fare incerto. Aveva delle unghiette piccole ma affilate, che sentivo sulla mia pelle ogni qual volta si muoveva.

Il suo colore originario è un verde chiaro, omogeneo. Quando vedeva avvicinarsi qualcuno a lui, gli spuntavano sul corpo tanti puntini scuri. Poi, quando proprio lo toccavamo assumeva anche una colorazione a strisce di varie tonalità di verde.

Ho sempre visto nei documentari questi piccoli rettili con gli occhi sporgenti, rotondi, indipendenti tra loro: mentre uno guarda in una direzione, l’altro può guardare da tutt’altra parte.

Mi sono avvicinata col secchio ad una suora e le ho detto con tono serio, cercando di non ridere: “Angalia hapa, sista!” (“Guarda qui!”), e dopo aver visto il camaleonte la suora si è allontanata impaurita. Le suore stavano impastando lì vicino un grande quantitativo di pasta per fare il pane, ma ho sentito che oggi il prof. vuole fare la pizza.

Dopo aver terminato la nostra pseudo – osservazione scientifica, abbiamo risposto l’animale su un albero. Libertà!

Di sera abbiamo cenato dalle ragazze orfane ospitate dalla missione: la pizza è venuta bene. Dopo vari balli e sorteggi di alcuni regalini per le ragazze, siamo andati a letto.

Domani sarà domenica, giorno libero: avrò modo di vedere qualche pezzo di Africa in più, non vedo l’ora.

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Una risposta »

  1. Luca Campione ha detto:

    Avventura fantastica, la tua. Sto leggendo da qualche ora il tuo Diario tutto d’un fiato eppure non sono capace di trovar parole adatte per commentare questa tua fantastica esperienza, né riesco ad immaginare adeguatamente le migliaia di sensazioni che ti avranno attraversata mentre eri lì, fra quelle persone, fra quelle terre, fra quei colori e odori. Fantastico! Sogno anche io, da anni, una possibilità simile. 🙂

    Ps. Il camaleonte, a giudicar dalle foto, località e dimensioni, credo fosse un Chamaeleo dilepis (forse) maschio.

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