5 agosto 2011

Dopo colazione sono andata con un’altra ragazza di fronte la scuola materna, per distribuire qualche caramella ai bambini e farli divertire con le foto. Se avessi una telecamera, di quelle il cui schermo si può ruotare all’indietro, penso si divertirebbero molto nel guardarsi riflessi.

Tra le bambine ne ho notata una, di nome Desi, dalle lunghe e folte ciglia, con un taglio degli occhi molto singolare: da grande diventerà una bella ragazza!

I bambini mi si sono letteralmente attaccati al marsupio in cui tenevo le caramelle, e non volevano proprio saperne di mollare la presa. Abbiamo dato loro le caramelle due volte, poi abbiamo dovuto battere in ritirata perché le pipi erano finite!

Verso le ore 9:00 siamo partiti per Njombe, che si trova circa 35 km a Sud rispetto a Mtwango. Eccezionalmente era alla guida la nostra mama mkubwa, Sista Rita.

La strada è costeggiata da boschi di eucalipti, ad un certo punto si vede anche un’enorme piantagione di tè.

Un gran numero di insegne ed automobili suggerisce di essere arrivati in città. Gli eucalipti vengono sostituiti da baracche – per lo più negozietti – con i tetti in lamiera, che costeggiano la strada.

Siamo andati presso una grande latteria per comprare il latte, un po’ di yogurt e delle mozzarelle per la pizza (sì, abbiamo intenzione di cimentarci nel fare la pizza). Tale latteria è gestita da un ragazzo italiano, il quale ci ha fatto fare il giro dello stabile. Ci ha spiegato che in Tanzania il mercato del latte è molto piccolo; anzi la richiesta sale in inverno, quando latte ce n’è di meno. Si lamentava inoltre del fatto che in pochi mesi il prezzo della benzina fosse aumentato notevolmente. Il carburante qui costa esattamente quanto lo paghiamo noi in Italia, ma non fraintendete: qui un lavoratore guadagna in media 25 euro, mentre in Italia ne guadagniamo molti di più (chi guadagna 800 €, chi 1500, chi 2000, insomma chi più chi meno, ma sempre di più rispetto a 25!). Il costo della merce, in Tanzania, è proporzionato al potere d’acquisto dei suoi abitanti, ma il petrolio no, quello ovviamente segue altre regole di mercato.

Le banche, poi, concedono prestiti con interessi esosi, del 35 – 40 %. Quindi capirete com’è difficile la situazione di chi decide di aprire un’impresa, se deve restituire un prestito con tali interessi, o se per il suo lavoro deve usare dei mezzi a benzina come i camion.

Successivamente ci siamo recati presso un ufficio postale per imbucare un centinaio di cartoline; la Onlus le invia ogni anno ai suoi benefattori. Solitamente arrivano dopo circa un mese. Inutile dire che io, per la curiosità di vedere quanto la cartolina ci starà ad arrivare, ne abbia inviata una a me stessa!

Alcuni sono scesi dall’auto per andare a comprare qualcosa al supermercato (sì, nelle città come questa si trovano anche piccoli supermercati), mentre io, il prof. e un’altra ragazza abbiamo atteso in macchina. Durante l’attesa si è avvicinata a noi una donna con in testa un cesto di frutta: ma come fanno le donne africane a tenere in testa oggetti così pesanti, con tale disinvoltura?

Aveva un melone, papaya, grappoli d’uva e chissà cos’altro. Ve l’immaginate quanto peso avesse in testa? Io già solo col melone sarei stramazzata a terra!

Poi si è avvicinato un venditore di canne da zucchero. Con mia sorpresa ho scoperto che esse fossero tali, in quanto sino ad oggi mi era sembrato fossero bambù. Vi risparmierò ora i dettagli su come io abbia tentato di mangiare un pezzo di canna da zucchero, ma in poche parole bisogna prima scorticarle coi denti e poi succhiarne lo zucchero lungo i lati.
Posso dire di essermi fatta una canna.

Sulla via del ritorno ci siamo fermati un paio di minuti a fare qualche fotografia alla piantagione di tè. Il prof. mi ha detto che tale piantagione appartiene alla Famiglia Reale Inglese. Tale piantagione è davvero immensa: si estenderà per una decina – o forse più – di km in lunghezza, e di uno o due in larghezza.

Dopo aver pranzato, abbiamo riattaccato con il lavoro. Abbiamo infatti iniziato a ridipingere il corridoio esterno che dà sulle stanze.

Alle 16:30 mi ha chiamata Suor Rita per fare un’altra lezione di computer a Suor Emeritha. Le ho spiegato meglio come formattare un testo su Word. Dopo circa mezzora sono tornata a lavoro e ho scartavetrato due sgabelli, poi ho tolto un po’ di gesso dal muro con una paletta.

A cena ho assaggiato un frutto a me nuovo. Sino ad ora a Mtwango ho mangiato per lo più frutti esotici: mango, papaya, matopetope (un frutto piuttosto dolce, da mangiare con un cucchiaio), e stasera avocado. Tuttavia l’avocado, almeno secondo il mio gusto, non sa di niente; quindi alcuni di noi vi aggiungono sale, altri invece zucchero. Io ho imitato chi lo mescola con yogurt, zucchero e limone. Ma ora basta parlarne, sennò mi viene fame.

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Una risposta »

  1. sergio ha detto:

    Ciao Elisa, è con piacere che leggo che hai visitato la latteria che ho progettato circa una quindicina di anni fa, collaboro con il CEFA dai primi anni ’90. Complimenti per il tuo diario, rivedo un po’ i miei viaggi di allora.
    Un abbraccio.
    Sergio

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