2 agosto 2011

Dopo la colazione – a proposito, ormai ho imparato a memoria l’Ave Maria in Swahili, dato che è da 17 giorni che lo sento pronunciare prima e dopo ogni pasto! –, dicevo, sono andata col prof. a dare un’occhiata alla scuola materna che si trova vicino la missione.

Ho assistito all’entrata a scuola dei bambini, che avviene intorno alle ore 9:00. Già dalle 7:30, però, comincia ad arrivare qualcuno, e via via il cortile si va affollando di vivaci bambini in divisa verde che si vanno inseguendo tra loro.

La divisa scolastica è obbligatoria, è probabile che ciò derivi dalla dominazione Inglese avvenuta nel secolo scorso, ma è solo una mia supposizione. Chissà, magari è vero. Quindi per le strade si vedono bambini e ragazzi in divise viola, marroni, verdi, e così via. Ogni scuola ha la sua divisa.

Prima di entrare, i bambini marciano e cantano canzoni patriottiche, come l’inno nazionale, una canzone che dice “Nyerere padre della patria”, e altre che non sono riuscita a capire. Giorni fa, quando ci hanno visti per la prima volta, ci hanno cantato “Karibuni wageni” (“Benvenuti stranieri”). Rivedere quei video mi mette allegria.

Guai se scoprono che hai caramelle in tasca, ti assaltano! Pipi, pipi, pipi! Avrei dovuto portarmene sei chili! Anche a Migoli i bambini sono così.
Mi sono dimenticata di appuntare un episodio che mi è accaduto in quella missione: un giorno stavamo distribuendo leccalecca ai bambini, quando mi si avvicina un bambino a cui ne avevo già dato uno. Gli ho detto: “Mtoto – “bambino” – ma te l’ho già dato!”. Lui ha capito cosa volessi dirgli, e subito ha teso un braccio per indicarmi una bambina più piccola, che se ne stava in disparte, senza caramelle. Ecco cosa volevano dire le suore quando un giorno mi dissero: “Tu dai una caramella in mano ad un bambino, ma poi non devi guardare la sua mano: devi guardare la bocca”. Sì, perché appena dai una caramella ad un bambino, qui, lui lo porta alla sorellina o ad un amico, e poi – all’ultimo – pensa per sé. Devi guardargli la bocca, per vedere se masticano, sì, non le mani.
I bambini italiani sono soliti fare lo stesso? Io dico di no: ho notato un senso di solidarietà, tra i bambini africani, che tra i loro coetanei italiani è spesso assente.

Nel frattempo continua il lavoro: stamattina ho tolto le macchie di ducotone che si erano formate a terra, nonché ho svolto altri lavori di pulizia. Intorno alle 11:00 ho fatto due torte di compleanno per una di noi che, appunto, ha compiuto oggi gli anni. Ho ancora con me la famosa ricetta della torta di carote, quindi l’ho riutilizzata, ma stavolta ho fatto due teglie di torta anziché una. Dopo aver ultimato la ricetta, sono tornata all’opera insieme agli altri.

La cucina è come quella di Migoli, ma in miniatura: è molto più piccola, c’è un solo vano per il forno, di dimensioni ridotte. Stesso discorso per il funzionamento: si infila la legna, e il fuoco alimenta sia il piano cottura sia il vano del forno. Dato che la legna era messa lì ad ardere per il pranzo, mi hanno consigliato di approfittarne per realizzare la torta a quell’ora anziché di pomeriggio. Dunque ho fatto così. Mi sono arrangiata: il frullino elettrico è rotto, quindi ho dovuto usare una frusta a mano (e questa affatica un bel po’ le braccia). Ne consegue che la torta è venuta un po’ bassina in quanto poco montata, ma l’hanno mangiata tutti.

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Una risposta »

  1. Le Pinot ha detto:

    Ti si sono acchiancate le torte!!!! gne gne

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