1 agosto 2011

Stamattina siamo andati a Makambako per acquistare materiali necessari per il lavoro.

Makambako è una città di circa 50.000 abitanti, e si trova a circa quindici minuti di strada in auto da Mtwango. Qui le suore vengono ad acquistare la frutta, in quanto vi è un mercato ortofrutticolo piuttosto variegato.

Mentre ad Iringa il mercato era coperto da un enorme tetto in lamiera, qui invece è all’aperto. Vi sono singole baracche in legno, ognuna con il suo rivestimento in lamiera o con legname. Si passa attraverso dei corridoi piuttosto stretti, tra la merce esposta con la particolare perizia artistica che avevo già visto ad Iringa.

Abbiamo dunque comprato vari materiali, tra cui il ducotone celeste per le pareti delle stanze, nonché i soliti strumenti (pennelli, carta vetrata, etc.).

Poi siamo andati in una via dove vi erano numerosi negozi di stoffe e kitenga, tutti giustapposti tra loro. Un’innumerevole varietà di tessuti, le cui stampe avevano le più vivaci fantasie, nonché delle frasi in Swahili di argomento religioso. Sr. Rita una volta mi ha detto: “In negozi come questi tu non scegli le stoffe, bensì le parole”.

Non ho potuto scattare delle foto – ho rubato giusto tre scatti – poiché è sconsigliato uscire apparecchiature elettroniche in luoghi come questo. Anche ad Iringa avevo un certo timore, ma lì ho prestato la mia reflex al prof. e gli ho detto: “Veditela tu”. Qui il corridoio era stretto, non ci sarebbe stato modo di improvvisare un ipotetico inseguimento. Come si dice, prevenire è meglio che curare.

Di pomeriggio abbiamo finito di dipingere una stanza e ne abbiamo cominciato un’altra, ossia il dormitorio.

E adesso sono qui: è sera, sono seduta sul letto con la torcia accesa. Prima di addormentarmi scrivo sempre un SMS a Sista Leo, la quale – se non lo riceve prima delle 22:00 – me ne manda uno lei. Cerco sempre di riassumerle in poche parole la mia giornata, nel mio Swahili stentato.

Fuori c’è un forte vento, come accade spesso. La mattina c’è sempre un po’ di foschia, che fa assumere a tutto un aspetto di grigiore, come fosse nebbia. Verso le 9:30 – 10:00 si comincia ad intravedere il sole da dietro la coltre grigia che aleggia in cielo. Ancora un’ora, e poi si può stare anche a maniche corte sino al tardo pomeriggio. La sera ritorna il freddo, si indossano nuovamente le felpe pesanti, nonché soffia il solito vento. La notte dormiamo col pigiama pesante, sotto quattro coperte.

Gli orari dei pasti sono anticipati di mezzora rispetto alla missione di Migoli: colazione alle ore 7:00, pranzo alle 12:30, cena alle 19:00.

La mattina non sentiamo alcuna campana, poiché l’eco dei suoi rintocchi non arriva alle nostre stanze: sintonizziamo quindi le sveglie dei nostri telefonini (io la programmo per le 6:20).

Il sole africano sorge e tramonta a vista d’occhio: si vede proprio questa stella rossa muoversi, la si può osservare mentre assume gradatamente quel suo irresistibile colore rosso fuoco.

E così è trascorso un altro tramonto.

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