29 luglio 2011

Primo risveglio a Mtwango.
Dopo aver terminato la routine mattutina, ho indossato una felpa in pile e sono uscita per vedere cosa ci fosse fuori. Nebbia.

Ci troviamo a 1.800 m di altitudine, per questo c’è freddo. Dovrò abituarmi a questo cambiamento repentino, dalla savana alla “Svizzera”.

La missione di Mtwango è composta da: la parte in cui alloggiano le suore, quella dove si trovano le orfane, quella poi delle future suore, l’orto e i piccoli recinti degli animali, infine il dispensario dove le persone del villaggio vengono a curarsi.

Essendo la mia prima volta in Africa, la cosa che mi ha colpito subito è la grandezza dell’orto, che è appunto molto esteso, e vi si trova di tutto: frutta, ortaggi, verdura. Poi vi sono tantissimi fiori. Molti semi suppongo siano stati portati dall’Italia. Gli animali allevati in missione sono per lo più galline, capre e maiali. Non avendo mucche, il latte viene acquistato in un negozio qui vicino. Ma le suore sono abituate a bere il chai, ossia il tè; i consumatori abituali di latte, in Tanzania, sono relativamente pochi.

Qui non ci sono grossi problemi relativi all’acqua – il lavandino e lo sciacquone funzionano, è già qualcosa –, bensì riguardo l’energia elettrica, che arriva a mancare per giornate intere. E il fatto che sia una sola presa in una stanza dove dormono quattro persone ci darà qualche problema!

Per lavarci useremo il solito binomio secchio – cannata, ma stavolta l’acqua sarà calda: ce la riscaldano le ragazze, basta chiedere un po’ di maji moto (acqua calda, appunto).

Abbiamo dato un’occhiata alle stanze da sistemare, ossia la parte della missione dove alloggiano le postulanti, e abbiamo raccolto il materiale rimasto dall’anno scorso. Sembra che non ci manchi nulla di importante.

Siamo poi andati a vedere l’avanzamento dei lavori di costruzione della scuola.

Avevo visto qualche foto della scuola sul calendario della Onlus, ma vederla dal vivo è, come immaginerete, una cosa ben diversa. La nostra Onlus sta aiutando a costruire una scuola superiore femminile, gestita appunto dalle suore. Il primo padiglione aule è stato ultimato, ora si sta procedendo con l’edificio inerente l’amministrazione, la cucina, e gli alloggi. Per essere operativa dal punto di vista legale, la scuola ha bisogno di queste strutture essenziali.

Considerate che il padiglione è stato finanziato, oltre che dai benefattori che sostengono la Onlus, con fondi della Regione Sicilia, prima del diffondersi della crisi economica globale. Ho sentito dire che ad oggi, con la crisi, un progetto del genere non verrebbe mai approvato. Quindi dovremo contare sulle nostre forze, ossia su chi ci sostiene con donazioni o anche solo acquistando un calendario.

Nei pressi della missione si trova il dispensario delle suore, nonché una scuola materna. Quanta energia hanno questi bambini! Siamo entrati in classe e ci hanno cantato qualche canzone.

Suor Rita mi ha chiesto di impartire lezioni di computer a Sista Emeritha, una suora che insegnerà presso la scuola, molto istruita (parla sia l’Inglese sia l’Italiano). Non avevo mai insegnato nulla di computer – ho solo una conoscenza media, come penso l’abbiamo un po’ tutti – ma ora in Africa mi ritrovo a fare da maestra. È buffo, ma se è questo che posso fare per rendermi utile, ben venga. D’altronde siamo qui per aiutare, quindi non può che farmi piacere.

Dopo pranzo abbiamo cominciato a lavorare. Per essersi trattato del primo giorno, non abbiamo di certo perso tempo.

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