28 luglio 2011

Oggi Sr. Fulgenzia ha suonato la campana alle ore 6:00 anziché alle 5:15. Nel primo come nell’ultimo giorno, la nostra gentile mama mkubwa ci ha fatto dormire un po’ di più.

Mi sono alzata più presto degli altri per vedere l’alba, per fare un ultimo piccolo giro nella missione, osservandone il cortiletto già con nostalgia. Sono uscita dal portone per fare qualche malinconica foto, giurando a me stessa che quella non sarebbe stata la mia ultima alba in questo villaggio, che in futuro ce ne saranno altre.

Alle 7:00 abbiamo fatto colazione insieme a Sr. Fulgenzia, che ci avrebbe poi accompagnati in macchina sino ad Iringa. Non abbiamo salutato le suore poiché erano in cappella, ma nel momento stesso in cui la nostra Toyota è partita, sono uscite dal portone Sista Hedviga e Sista Leonila, quest’ultima correndo. Non le abbiamo potute salutare per un soffio. Sista Leo, vedendo che l’auto stava già partendo, ha arrestato la sua corsa, rimanendo sui gradini. Credo piangesse. Leggevo la tristezza sul suo volto. Ho ancora impressa davanti agli occhi quest’immagine di lei di fronte la missione.

Dopo aver percorso per l’ultima volta il tratto Migoli – Iringa, il costone di montagna, le infinite buche, con relativi infiniti scossoni, sullo sfondo della Rift Valley e tutto il resto, siamo arrivati ad Iringa. Abbiamo raggiunto la missione delle Suore della Consolata, dove ci stava aspettando Suor Rita, venuta appositamente per noi da Mtwango.

La missione della Consolata mi è parsa molto lussuosa, in paragone a quella delle Suore Collegine di Migoli. Non mancava nulla. Le suore ci hanno offerto del latte e dei biscotti.

Io ho chiesto dove fosse il bagno. “Lì di fronte, poi gira a destra”. Sono andata dunque in bagno, e ho visto che lì c’era un lavandino. Anche nel mio bagno a Migoli c’era un lavandino: ma non vi usciva acqua, neanche una goccia. Dopo aver usufruito del water, vedo che vi era una catenella (o un tasto, non ricordo). Guardandomi intorno non ho notato la presenza di alcun secchio. Insomma, tiro la catenella e vedo che l’acqua scorre. Ho cominciato a dire tra me e me: “Extra lusso, extra lusso!”. Quindi subito getto un’occhiata di stupore verso il lavandino, mi avvicino e apro il rubinetto con avidità: usciva acqua. Signori, usciva acqua!

Sono rimasta imbambolata per qualche secondo a guardare l’acqua scorrere nel lavabo. Non vi ero più abituata. Ero attonita, inerte. Pensavo di venire da Marte: il semplice atto dell’acqua che scorre mi sembrava un lusso sfrenato. Ho dovuto trascinarmi a fatica fuori dal bagno, perché ero ancora in uno stato di stupore.

Uscita dal bagno ho notato come Sr. Fulgenzia se ne stesse in disparte, seduta su una poltrona. Era un po’ triste in viso. Le dispiaceva separarsi da noi. L’ho abbracciata e le ho detto che le voglio bene. Poi ci siamo salutati e siamo saliti sull’auto di Sr. Rita.

Intorno alle 10:30 siamo andati in un negozio, gestito da una cooperativa di ragazze madri, per acquistare animaletti di pezza, fatti a mano, per regali e per le prossime fiere della Onlus. Io ho comprato giraffe, portamonete e una borsa. In un altro posto, dai Focolarini, ho acquistato un quadretto in foglie di banano, su cui sono dipinte delle capanne. Successivamente, presso un banchetto gestito da una coppia di Masai, ho comprato qualche collana, tra cui una classica collana Masai molto larga, che userò per esporla su qualche mobile (se la indossassi in Italia mi prenderebbero per pazza).

Due ore più tardi, alle 12:30, siamo andati al mercato ortofrutticolo di Iringa. Abbiamo comprato qualche corda per assicurare il carico sull’auto, e abbiamo lasciato la città in direzione Mtwango.

Sulla strada per Mtwango, il paesaggio cambia notevolmente. Spariscono le acacie e i baobab, per fare posto a grandi distese di eucalipto che costeggiano la strada. Tale strada è asfaltata, caratterizzata da lunghi rettilinei. Più ci si avvicina a Mtwango, più si sale di altitudine.

Siamo arrivati presso la missione quando era già buio, e siamo stati letteralmente assaltati dalla gioia delle numerose ragazze – orfane, per lo più adolescenti – ospitate dalla missione. Mancava la luce, il freddo si faceva sentire. Abbiamo scaricato le valigie facendoci luce con le torce tascabili.

Prima di dormire ho ricevuto un messaggio SMS da Sista Leo, la quale mi ha scritto: “Ciao Elisa, come stai? Io bene. Thank you, God bless you. Goodnight my love”.

Lei non parla in maniera fluente né l’Italiano né l’Inglese, ma ha voluto scrivermi questo messaggio. Mi ha fatto molto piacere leggerlo, pensavo ancora a lei che ci guardava dalla missione mentre ci allontanavamo in macchina.

Mi sono messa sotto il piumone e ho chiuso gli occhi, curiosa di ciò che avrei visto l’indomani.

Annunci

COMMENTA

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...