22 luglio 2011

 Dopo aver acquistato diversi materiali ad Iringa – tra cui per l’appunto colori ad olio, ducotone, pennelli, carta vetrata, etc. –, abbiamo intensificato i ritmi di lavoro.

Comincio a valutare le operazioni in cui sono meno portata, quindi mi indirizzo verso altre attività: per esempio, non sono brava a “spalettare” i muri, poiché lascio i segni della spatola; dunque scopo via il gesso, o aiuto altri a dipingere i muri, vado fuori quando serve acqua o strumenti che si trovano nel container o da Ernesto. Ormai i miei compagni mi canzonano un po’ per il mio continuo andirivieni da Ernesto in cerca di livelle e martelli, dicendo che io abbia qualche latente interesse per lui. Ci scherziamo un po’ su per distrarci dal lavoro.

Più passano i giorni e più voglio bene alle suore. Sono tutte giovani e allegre (la superiora ha solo 43 anni!), di carattere diverso, ognuna con le sue caratteristiche e con il suo ruolo all’interno della missione.

Oltre alla cara mama mkubwa Sr. Fulgenzia, ci sono, mi pare, otto suore. Due suore che si chiamano Sr. Cecilia: una è seduta a tavola di fianco a me, ma non parla mai, se non ogni tanto per offrirmi del chai o del succo di baobab; l’altra parla Italiano, e gestisce un negozietto, qui in Missione, dove vende stoffe per kitenga (il tessuto delle tipiche gonne africane) ed altre cose. Sr. Katerini, che parla Inglese, quindi spesso ci ritroviamo a parlare, o le traduco i discorsi che io e i miei compagni facciamo in Italiano. Sr. Cristina, che gestisce la scuola di taglio e cucito, anche lei parla Italiano. Sr. Hedviga, una suora alta e robusta, dalle guance tonde: a volte sto minuti interi ad osservarla, mi fa sentire bene guardare le sue guanciotte e il suo viso bello e simpatico. C’è Sr. Marcellina, dal portamento elegante: indossa la kitenga in modi davvero raffinati, intrecciandosela sul collo, sulle spalle, etc., la usa anche per nascondersi il volto quando le viene da ridere. Sr. Leonila, il peperino, è piccolina e molto simpatica, è una delle suore a cui sono legata di più.
Sr. Fulgenzia, infine, è davvero una forza della natura! C’è chi la definisce “suora sui generis” e la paragona a “Sister Act”. È di un’allegria infinita e contagiosa, la sua particolare risata suscita negli altri risate a catena. Parla benissimo l’Italiano, ma, quando non parla, non fa altro che ridere. È al contempo una donna forte, che sa farsi rispettare.

            Oggi è venerdì, il giorno della settimana in cui le suore, a partire dalle ore 21:00 sino alle 5:00, si recano a turno nella cappella della missione per pregare. Prima di iniziare scrivono gli intenti, ossia motivi particolari o persone per cui vogliono pregare di volta in volta. Noi siamo stati in cappella sino alle 22:00, poi siamo andati a letto.

Sinora non ho scritto che, dopo che le suore suonano la campana alle 5:15, io resto sveglia, e mi alzo dal letto alle 5:45 o alle 6:00 (dipende se ho panni stesi da raccogliere), e insieme ad una mia compagna vado a messa nella parrocchia, che si trova vicino la missione. La messa inizia alle 6:30, e non dura molto. La prima volta mi ha stupita come l’eucaristia fosse intinta nel vino. Quando alle 7:30 andiamo tutti a colazione, mi sento più sveglia e pronta a lavorare. La messa mi offre anche la possibilità di vedere l’alba (che avviene intorno alle 6:50), e di ascoltare i canti delle suore accompagnati da strumenti musicali africani.
Sono curiosa di sapere che tipo di messa ci sarà domenica, mi hanno detto che qui le messe domenicali durano tantissimo! In particolare, la messa che si terrà questa domenica, sarà un evento speciale che si tiene una volta l’anno.

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