18 luglio 2011

Circa 500 km dopo essere partiti da Dar es Salaam, siamo arrivati ad Iringa. Qui siamo scesi dall’auto di Sr. Rita e siamo saliti su quella di Sr. Fulgenzia, la superiora della missione di Migoli. Tale missione si trova a 100 km a nord di Iringa, mentre quella di Mtwango a circa 200 km a sud. Quindi noi abbiamo proseguito verso nord. “Proseguito”… O per meglio dire, siamo volati! L’autista, baba Upendo, corre come un pazzo!

La strada verso Migoli è sterrata. La si può percorrere in un’ora e mezza o due, molto tempo di meno rispetto alle cinque ore che vi necessitavano sino a qualche anno fa; ma la strada rimane comunque pericolosa. Molto pericolosa! Dico sempre che qui non sono le buche ad essere in mezzo alla strada, ma –  al contrario –  è la strada ad essere in mezzo alle buche! Ogni cinque minuti mi stupivo di me stessa per il fatto che il mio stomaco non fosse ancora andato sottosopra. Il timore c’era, e pure parecchio!

Il paesaggio che si vede percorrendo quella strada è la savana, rigogliosa di cespugli spinosi, acacie ad ombrello e possenti baobab. Tra di essi ogni tanto si scorge qualche minuscola casetta coi muri in fango e il tetto di paglia.

Lungo la strada abbiamo attraversato diversi villaggi: Izazi, Ismani, ed altri. Si continua poi a ridosso di un costone di montagna, un tratto piuttosto stretto e pericoloso.

Ad un tratto, svoltando una curva lungo tale montagna, si è presentato di fronte ai miei occhi un paesaggio inaspettato: una pianura grandissima, infinita. E sembra infinita davvero, in quanto all’orizzonte va sfumando nei suoi colori, diventando sempre più chiara. Proprio come il mare. Io sono rimasta un po’ interdetta per l’emozione; ho chiesto al prof.: “Ma che ci fa il mare qui?”. Quale stupida domanda! Sapevo benissimo che il mare – o meglio: l’oceano Indiano – si trovi a 600 km da qui! Eppure mi è venuto istintivo chiederlo. È stata una domanda irrazionale poiché, nonostante io sapessi perfettamente che quello non poteva essere né l’oceano né il lago Vittoria, mi è parso mare lo stesso, talmente strana è stata l’impressione che tale vista mi ha suscitato.

Quindi il prof. si è voltato verso di me e ha detto: “Quella è la Rift Valley!”. Mi ha lasciata spiazzata. La Rift Valley, quella? In quel momento, mi vergogno un po’ a dirlo, mi sono messa a piangere. In silenzio, senza farmi notare. Forse perché non mi aspettavo affatto di vederla, forse perché era uno spettacolo mozzafiato. Non so, ma lacrime mi sgorgavano dagli occhi. Ho pianto di gioia di fronte ad un paesaggio, e tuttora mi si appannano un po’ gli occhi mentre scrivo queste parole. Come mai questa singolare reazione si ripresenta ogni volta che la rievoco? Forse essa è più irrazionale della mia domanda di prima, ma mi accompagna sempre nei miei ricordi.

Andando avanti si passa non lontano da Makuka, un villaggio Masai. Gli uomini Masai hanno generalmente un fisico scolpito; vanno in giro con delle lance e sono avvolti da drappi rossi e neri a scacchi. Sia gli uomini che le donne sono alti e hanno dei lineamenti squisiti, dei tratti somatici che rendono il loro aspetto davvero piacevole. Le donne, poi, si vestono con un drappo viola, adornato sul collo con delle perline colorate.

Siamo arrivati presso la missione di Migoli verso le 19:00, al tramonto. Le suore ci hanno accolto con calore e ci hanno salutati tutti. Si sono presentate dandomi caldi abbracci. Ma temo che domani non ricorderò i loro volti, dato che li ho visti quasi al buio!

Sono riuscita a distinguere una suora alta, bella robusta, Sr. Hedviga. Di lei sì che mi ricorderò domani, è alta quanto un armadio!

Abbiamo cenato mangiando riso con pomodoro e piselli. Poi ci siamo fatte una doccia. Beh, “doccia”. Benvenuti in Africa. Per doccia intendiamo il versarci addosso tre o quattro cannate di acqua gelata presa dal pozzo. La stessa acqua serve per tirare lo sciacquone del gabinetto. Avrò modo di descrivervi meglio il nostro rito del lavaggio, ora la stanchezza si fa sentire.

Prima di andare a letto, io e alcuni compagni abbiamo ammirato le stelle per qualche minuto, nel cortile di fronte la missione. Ma mi sono ritirata dopo poco, in quanto avevo paura che sbucasse qualche animale dal buio!

Su ogni letto c’è una zanzariera, come un baldacchino, che dobbiamo incastrare bene prima di andare a dormire. Attenzione ad appuntarne bene ogni centimetro, altrimenti le zanzare faranno festa. Si tratta di un atto un po’ noioso, specie se si è stanchi, ma è indispensabile. Inutile sottoporsi alla profilassi antimalarica se poi ci si dà in pasto agli insetti.

Mi sono messa a letto e, chiedendomi se domani riuscirò a ricordarmi i nomi delle suore, mi sono addormentata poco dopo.

Annunci

COMMENTA

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...