18 luglio 2011

Finalmente Tanzania. Quando l’aereo è atterrato al Nyerere International Airport di Dar es Salaam, ho realizzato che il sogno stava per diventare concreto.

Scesi dall’aereo siamo stati accolti dall’afa africana, e dire che erano solo le 5:30 di mattina! Abbiamo compilato i documenti necessari per l’entrata (il visto l’avevamo già ottenuto in Italia) e ritirato le valigie. Una donna, vedendo le nostre valigie tutte uguali e talmente impacchettate nel nylon che sembra siano sottovuoto, ci ha chiesto in Inglese: “Cosa c’è qui dentro?”. Chissà che cosa si immaginava! Io stavo già per iniziare a declamare la mia lista di “calzini, magliette, etc.” quando Suor Rita ha messo una buona parola per noi e siamo passate tranquillamente. Suor Rita è il nostro prezioso passepartout!

Nel parcheggio di fronte l’aeroporto abbiamo trovato ad aspettarci Sr. Felisia e l’autista Moussa, venuti da Mtwango, la missione di cui Sr. Rita è la “mama mkubwa” (ossia la superiora, in Swahili). Dopo aver caricato le valigie – che effettivamente fanno un po’ ridere, essendocene tre uguali – siamo partiti.

In generale le auto di tutti i missionari consistono in una Toyota o in una Land Rover, rigorosamente bianca, con la guida a destra (all’Inglese); l’interno è piuttosto spartano: nessun componente elettronico, che tanto abbondano nelle nostre auto europee, ma solo l’essenziale.

Ci siamo dunque avviati con la Toyota delle suore di Mtwango, attraverso le vie di Dar es Salaam illuminate dai primi raggi di sole della giornata.

Quante persone! E quanto traffico! Ma dove va tutta questa gente a quest’ora?! Ora capisco perché i marciapiedi qui sono larghi quanto una carreggiata! No, non è un’iperbole, è proprio così. Certi marciapiedi sono larghissimi, poiché la gente che li calpesta sembra proprio un fiume umano. Quando pensiamo a piazze affollate pensiamo a New York o a Tokyo, ma guardate qui: non c’è bisogno di andare nei Paesi ricchi per vedere fiumi del genere! E il traffico non ha nulla da invidiare alla Grande Mela. E non riesco a smettere di pensare che siano solo le 6:00 di mattina!

Il traffico è davvero caotico e pericoloso. La gente al volante è spericolata, davvero. Si vedono certi sorpassi che fanno rabbrividire. Ogni minuto dicevamo: “Guarda quello! Pensavo di vederlo sotto una macchina!”, e per la paura ci avvinghiavamo reciprocamente al braccio dell’altro.

Molte case, lungo la strada, sono di lamiera o in fango. E siamo nella ex capitale! Le strade più trafficate, e molte loro arterie, sono asfaltate, ma molte continuano ad essere sterrate. Mi ha colpito il fatto che ovunque – signori, ovunque – si vedano il logo della Pepsi e quello di Vodacom (un operatore telefonico). Talmente tanti da suscitarmi un certo fastidio, quasi una piccola delusione; mi sono chiesta: è davvero questa, oggi, l’Africa?

Cercavo di non farmi sfuggire alcun particolare, guardavo con interesse e curiosità qualunque persona, qualunque costruzione ci si parasse davanti.

Ma c’è stata una cosa, una in particolare, che mi ha fatto realizzare concretamente di essere finalmente in Africa, in Tanzania: la terra. Sì, la terra rossa; quel suo colore unico, quel colore che avevo sempre visto nei documentari. Sono in Africa! Ma c’era ancora una cosa che aspettavo con impazienza: le acacie ad ombrello. Anche quelle le ho sempre viste in tv e sui libri, e non vedevo l’ora di avvistarne l’una.

Non molto tempo dopo che siamo usciti da Dar es Salaam si è messo a piovigginare. Wow, arriviamo noi e si mette a piovere, in questa stagione?! Da non crederci.

Dopo qualche ora siamo arrivati a Morogoro, che ricorderò per quella sua rotonda a cui si arriva ad un certo punto lungo la strada. A Morogoro si trova una delle missioni delle Suore Collegine, quindi ci siamo fermati lì un’oretta, in cui le suore – Sr. Emilia e Sr. Natalia – ci hanno accolto con gioia e ci hanno offerto la colazione. Io le ho salutate in Swahili, sfoggiando quelle poche parole che conosco, e mi hanno chiesto: “Dove l’hai imparato?”. Ho letto qualche manuale prima di partire, ma suppongo che la vera scuola verrà adesso.

A Morogoro ho salutato le prime bambine africane che ho avuto l’occasione di conoscere: Oliva e Monica. Devo ancora imparare a distinguere bene i bambini maschi dalle femmine, ma credo che col passare dei giorni mi verrà naturale. O almeno così spero!

Dopo diverse ore di strada ho cominciato ad avvistare i primi Masai, nonché donne caricate con tanta roba sulla testa. Ma come cavolo fanno?

La strada passa attraverso il Mikumi National Park, il quarto più grande parco nazionale della Tanzania. Un’occasione unica per vedere gli animali, anzi: la mia sola occasione, dato che non faremo un safari. Anche se eravamo solo di passaggio, speravo fortemente di avvistare della fauna caratteristica della savana. Sono stata ricompensata vedendo una giraffa (continuando a pensare, quasi incredula: “Sono in Africa, sono in Africa!”, sì, proprio una scema), poi delle gazzelle, e soprattutto tante scimmie. Credo si trattasse di babbuini. Erano seduti quasi in posizioni umane, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia. Altri avevano un piccolo attaccato sotto la pancia. Camminavano sul bordo della strada, come se non avessero paura e si fossero assuefatti alla presenza delle automobili. Probabilmente è un male, ma sono contenta di averli visti.

Molto più avanti del Mikumi abbiamo attraversato una zona montuosa ricca di baobab, ne era proprio stracolma. Sembrava quasi un paesaggio spettrale, con i suoi toni tutti sul grigio, ma era davvero emozionante. Questa strada è molto meglio di un safari! Stiamo attraversando mezza Tanzania, quanti paesaggi! E poi finalmente ho visto le acacie ad ombrello, che, come vi dicevo, ho sempre visto nei documentari. Ma questa non è la televisione, no. Stavolta sono io ad essere qui.

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  1. Valentina ha detto:

    *_* …..Concordo con Edoardo!!
    Sto vivendo davvero il tuo viaggio ..il tuo sogno realizzato.Il tuo modo di raccontare è così fluido e pieno di emozioni che sento ogni tua parola.
    Sto pensando al mio di sogno…e ci credo ancora.Un giorno anche io dirò quella frase “Sono in Africa!!”
    E’ meraviglioso…

    Vale (Nihal)

  2. Edoardo ha detto:

    Eli, ma che meraviglia! Ho letto tutto, tutto d’un fiato! È stupendo quello che racconti e come lo racconti, si sente che è frutto di tantissime emozioni. Riesco a malapena a immaginare come ci si possa sentire nel fare un’esperienza nel genere – prima di farla, nel farla e nel ricordarla. Ti invidio moltissimo!

    Attendo ulteriori post.
    Un bacio, Edo.

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