17 Luglio 2011

Non riesco quasi a capacitarmi del fatto che il momento tanto desiderato – desiderato da sempre! – stia per giungere. È la data prefissata, il giorno tanto agognato. La sensazione è per me del tutto nuova: è questo ciò che si prova quando un sogno si realizza? Che piacevole nervosismo! È un ossimoro, però non mi viene in mente altro modo per descrivere ciò che provo. È buffo, ma così è. I poeti mi perdonino!

Mi sento felice, ma al contempo sono come stordita, come se non ci voglia credere.

Io e le mie compagne di viaggio ci siamo ritrovate all’aeroporto di Palermo alle 7:10. Volo Alitalia, destinazione Roma Fiumicino.

È giusto spendere qualche parola per le mie compagne: si tratta di tre donne, due impiegate e un medico. A causa di varie circostanze, gli altri membri dell’associazione non sono potuti partire. Siamo sole. Quattro ragazze, due delle quali erano già state due volte in missione. Ma il fatto che non ci siano uomini ad accompagnarci non mi preoccupa: è sì un problema, perché non potremmo girare per le strade in totale tranquillità, ma per la maggior parte del tempo staremo presso le suore, al sicuro.

Non dimentichiamo una cosa importante: durante il viaggio d’andata, con noi c’è Suor Rita, la superiora di una delle missioni. Suor Rita è una mia compaesana, si trova in Tanzania da più di vent’anni appunto come missionaria. Si trovava temporaneamente in Italia per motivi famigliari.

Ritorniamo al nostro racconto: abbiamo preso l’aereo per un soffio, alle 8:15 (ossia all’orario previsto per il decollo), poiché la fila per il check-in era in comune con il volo per Napoli. Cominciamo bene! Abbiamo raggiunto l’aereo correndo, ma è stato fiato sprecato: l’aereo è partito alle 8:40, con venti minuti di ritardo, a causa di dissidi tra l’aeroporto e la compagnia aerea.

Ci siamo sedute in posti piuttosto distanti tra loro, in quanto siamo state tra gli ultimi a fare il check-in. Accanto a me era seduta una donna svizzera, sui quarant’anni, sposata con un italiano.

Era buffo vedere lei truccata e con indosso una gonna deliziosa, e accanto a lei me: struccata e con dei verdi pantaloni multi tasche stile militare (per non dire talebano).  Penso che mi tremassero le gambe per la trepidazione, e avevo una gran voglia di attaccar bottone riguardo l’Africa, volevo sfogarmi con qualcuno. Quindi ho instaurato con lei una conversazione inerente gli aiuti delle associazioni, i missionari, pratiche rituali africane, etc. Era una signora piacevole, interessata all’argomento. Mi parlava del fatto che conoscesse l’esistenza di associazioni come Medici senza Frontiere, e di pratiche rituali, come l’infibulazione, ancora in uso in determinate aree dell’Africa.

In fase di atterraggio il pilota ha detto al microfono: “Stiamo per atterrare all’aeroporto Leonardo da Vinci”. E la donna accanto a me: “Cosa???”. La poverina era convinta di aver sbagliato aereo, non sapendo che quello fosse il vero nome dell’aeroporto di Fiumicino. È stata una scena piuttosto comica, mi coprivo la faccia con una mano perché mi veniva da ridere!

Eravamo a Roma.

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Una risposta »

  1. Valentina ha detto:

    Sono emozionata nel leggere le tue di emozioni 🙂 …le sento forti ed intense!!
    (Nihal)

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