Oggi, sfogliando una rivista, mi sono ritrovata davanti una pubblicità di “Medici senza frontiere”, una grande ed operosa organizzazione umanitaria che credo conoscerete, in cui si vede un bambino africano tutto pelle e ossa, letteralmente. Non inserisco l’immagine qui accanto perché non mi piacerebbe che entando nel blog si vedesse quest’immagine forte, quindi inserisco un semplice link alla foto: http://elisaintanzania.files.wordpress.com/2011/12/img007.jpg

Le Onlus, e in generale le organizzazioni, hanno due principali modi per farsi pubblicità: mostrare i bambini che corrono e che ridono, e – al contrario – far vedere bambini scheletrici e morenti. Nel primo caso credo si susciti affetto tramite il sorriso, nel secondo caso la pietà tramite la sofferenza.

In Tanzania (nel 25° giorno dell diario) ho scattato una foto ad una bellissima bambina nera con gli occhi verdi, ma non l’abbiamo inserita nel calendario perché questa bambina aveva un’espressione triste e spaventata (era sordomuta, povera creatura). Era una bambina bellissima dalla bellezza rara. Tuttavia la mia Onlus ha la regola di mostrare solo bambini che siano felici, e non tristi.

Due modi opposti. Non sto dicendo che un modo sia migliore dell’altro, attenzione: sto semplicemente suggerendovi una riflessione generale tra questi due diversi modi che vengono utilizzati dalle Onlus per attirare fondi. La “tecnica stile pugno nello stomaco” e la “tecnica del sorriso”.

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